Sabato 07 Maggio 2011

Governo/ Caso nomine in Aula dopo il voto, Berlusconi attacca

Roma, 7 mag. (TMNews) - Il caso delle nomine dei nuovi sottosegretari arriverà in Parlamento dopo il primo turno delle amministrative: per il 17 maggio, alla ripresa dei lavori, Fini e Schifani hanno annunciato la convocazione immediata delle rispettive Capigruppo per stabilire le modalità con cui dare seguito alla richiesta di Giorgio Napolitano. Nel frattempo lo scontro tra il Colle e palazzo Chigi non si attenua, nonostante la smentita dell'ufficio stampa del governo dei commenti attribuiti a Silvio Berlusconi. Il premier interviene telefonicamente a Latina, e spara a zero su pm e Consulta, rilanciando la riforma della Costituzione che riequilibri i poteri oggi sbilanciati in favore di "Capo dello Stato, Parlamento e giudici", con una Corte Costituzionale "organo politico e non più di garanzia", tutto a scapito del governo. Ma la risposta di Berlusconi, sempre da Latina, è anche politica: con l'ingresso dei Responsabili, "terza gamba" della coalizione, "per la prima volta il governo si trova finalmente ad essere sostenuto da una maggioranza coesa" che potrà portare avanti quelle riforme "indispensabili" finora non attuate per colpa della "componente statalista" prima presente nel centrodestra, leggi Follini, Casini e da ultimo Gianfranco Fini. La prima riforma da attuare è dunque quella della "architettura istituzionale dello Stato", per restituire al popolo quella sovranità "ormai nelle mani dei pm di sinistra". Altra riforma "indispensabile", quella della giustizia: "La faremo entro la legislatura", promette ancora una volta il premier. Infine, la riforma del "diritto tributario", che ora è "un ginepraio". Per portare a termine queste riforme, Berlusconi invoca il suggello del voto amministrativo che con "12 milioni di italiani" coinvolti, è "importante per dare forza e sostegno al governo affinchè possa continuare a lavorare nell'interesse del Paese. Ci sono tutte le condizioni per una vittoria, che ci darà spinta e sostegno per il nostro governo nazionale".

Rea

© riproduzione riservata