Domenica 07 Agosto 2011

S&P declassa il rating Usa. Riunione d'urgenza dei ministri G7

Roma, 7 ago. (TMNews) - Per le prima volta nella storia gli Stati Uniti hanno perso la tripla "A", il valore con cui nel mondo della finanza viene assegnato il giudizio più alto sulla stabilità dei conti pubblici di un Paese. Standar & Poor's, una delle tre grandi agenzie di rating internazionali, ha annunciato la decisione di tagliare il giudizio su Washington declassandolo da "Aaa" al più basso "Aa+". Un vero e proprio choc per l'economia e la politica americana che per settimane è stata alle prese con il rischio default, evitato in extremis dopo un lungo braccio di ferro tra democratici e repubblicani. Nella graduatoria di S&P ora gli usa sono sotto il Lichtenstein, allo stesso livello di Belgio e Nuova Zelanda. La notizia, unita ai terremoti finanziari degli ultimi giorni, ha spinto i ministri finanziari del G7 a convocare una conference call d'urgenza per le prossime ore. L'attesa ora è per come reagiranno i mercati al downgrade della più grande economia mondiale. La Borsa saudita, una delle poche piazze aperte di sabato, ha chiuso intanto in picchiata perdendo il 5,46 per cento, dando un sentore di come potrebbero reagire i mercati internazionali alla riapertura delle normali contrattazioni lunedì. Il downgrade dei conti ora potrebbe mettere in seria difficoltà la corsa di Barack Obama verso un secondo mandato alla Casa Bianca, su cui grava anche l'alto tasso di disoccupazione e il rischio di una nuova fase recessiva non del tutto escluso dagli analisti. Nel suo discorso del sabato, generalmente registrato il venerdì e quindi prima della notizia di S&P, Obama non ha parlato del downgrade ma ha spiegato che la "missione urgente" del Congresso è ora quella di creare posti di lavoro tagliando le tasse per il ceto medio, riavviando le opere pubbliche e incentivando le esportazioni di prodotti made in Usa. Il Tesoro Usa ha fatto sapere che il giudizio è viziato, a loro avviso, da un errore di calcolo di almeno 2.000 miliardi di dollari. Una nota seguita a ruota da quella congiunta da parte di Federal Reserve e Federal Deposit Insurance Corporation (l'agenzia federale che assicura i depositi degli americani), che hanno subito difeso i conti statunitensi. Ma è dalla Cina che arriva il primo, minaccioso monito con note quasi sprezzanti: gli Usa debbono affrontare il problema del debito, dice Pechino. Precisando di avere il "diritto" di chiederlo, in qualità di primo creditore. "I giorni in cui lo zio Sam, piegato dai debiti, poteva facilmente dilapidare quantità infinite di prestiti stranieri sono ormai contati", ha commentato l'agenzia Nuova Cina. La decisione di Standard & Poor's è arrivata a mercati chiusi, nella tarda serata americana: Washington non ha fatto abbastanza per allontanare preoccupazioni di lungo termine e il debito americano non è più considerato tra gli investimenti più sicuri del mondo. La spiegazione dell'agenzia di rating si imprime a fuoco direttamente sui libri di storia economica: "il downgrade riflette l'opinione che il piano di consolidamento fiscale su cui Congresso e amministrazione hanno trovato un accordo non fa abbastanza per quello che, secondo noi, sarebbe neccessario per stabilizzare le dinamiche del governo sul debito nel medio termine". Peggio ancora: "in un momento in cui i problemi sono in aumento, l'efficacia, la stabilità e la prevedibilità delle istituzioni americane sono indebolite". La più grande economia mondiale non è abbastanza affidabile, un argomento su cui i suoi avversari politici non mancheranno di fare leva da qui alle presidenziali del 2012. Una macchia indelebile, impossibile da cancellare, anche se secondo gli osservatori se la decisione arriva da una sola agenzia, l'impatto non è catastrofico. E l'unica consolazione della notte nera del presidente americano è che Moody's e Fitch, le altre due grandi agenzie di rating, non hanno intenzione di seguire S&P e sembrano orientate a dare al governo il tempo che serve per fare i necessari progressi sulla riduzione del deficit.

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