Mercoledì 31 Agosto 2011

Cnt: Gheddafi è in Libia, si arrenda o lo uccidiamo

Roma, 31 ago. (TMNews) - Vivo o morto, non importa. Il destino di Muammar Gheddafi è segnato, almeno nelle intenzioni del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt). Il rais deve essere messo nelle condizioni di non nuocere e se per fare questo dovrà essere assassinato, allora ci sarà qualcuno che gli toglierà la vita. "Se non si arrende è nostro diritto ucciderlo", ha spiegato oggi un alto responsabile militare del Consiglio Nazionale di Transizione, Omar Hariri. "L'informazione che ho io è che Gheddafi si trovi quasi certamente, all'80%, in Libia", ha aggiunto. "E' un criminale, un fuorilegge, dappertutto nel mondo se un criminale non si arrende è diritto di chi deve far rispettare la legge farlo uccidere", ha insistito Hariri. Secondo fonti del Cnt il rais si nasconderebbe a Bani Walid, nei sobborghi sudorientali della capitale Tripoli; altre voci lo danno invece a Sirte, la sua città natale. Entrambe le località sono state pesantemente bombardate, nelle ultime ore, dagli aerei della Nato. Secondo quanto comunicato dall'Alleanza, solo nella giornata di ieri, i velivoli della comunità internazionale hanno distrutto dodici veicoli armati, tre carri armati e una stazione radar nella zona di Sirte, così come un deposito munizioni e tre rampe lanciamissili nei pressi di Bani Walid, per un totale di 38 missioni. Una presa di posizione esplicita, quella del Cnt su Gheddafi, che giunge alla vigilia della Conferenza di Parigi degli 'amici' della Libia, che avrà il compito di dare il via alla ricostruzione democratica del paese. Nella capitale francese saranno presenti il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) Mustafa Abdel Jalil e il capo del governo Mahmoud Jibril. La nuova leadership libica, intanto, ha categoricamente respinto l'ipotesi di invio di una forza militare internazionale dell'Onu in Libia. Secondo alcune fonti militari dei ribelli, inoltre, Saadi Gheddafi, terzogenito del rais, sarebbe disposto ad arrendersi alle milizie e "ad unirsi alla rivoluzione". Uno dei comandanti, Abdelhakim Belhaj, ha riferito di aver avuto un colloquio telefonico con Saadi nel quale il figlio di Gheddafi avrebbe "chiesto di far parte della rivoluzione e di avere garanzie per poter tornare a Tripoli": "Ci ha dato qualche indicazione su dove si trova, e rimarremo in contatto con lui per seguire la questione", ha ammesso.

Coa

© riproduzione riservata