Mercoledì 31 Agosto 2011

Libia/"No a un altro Iraq": domani a Parigi via a ricostruzione

Roma, 31 ago. (TMNews) - Il processo di ricostruzione della nuova Libia e lo sblocco dei fondi libici congelati nelle banche estere saranno i due temi dominanti della Conferenza di domani a Parigi dei Paesi amici della Libia, una riunione fortemente voluta dal presidente Nicolas Sarkozy, a cui parteciperà anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una sessantina di delegazioni sono attese per l'occasione in Francia: in rappresentanza del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) saranno presenti il presidente Mustafa Abdel Jalil e il capo del governo Mahmoud Jibril. A presiedere i lavori, oltre all'inquilino dell'Eliseo, ci sarà anche il primo ministro britannico David Cameron. L'obiettivo, nella sostanza, è evitare uno sbocco da 'nuovo Iraq', come si è premurato di far sapere oggi l'Eliseo. "E' fondamentale che la transizione abbia successo, come accaduto per le operazioni militari", ha indicato la presidenza francese. "Sul piano militare la partita è giocata. Ma se si aspetta, si rischia di far fallire la transizione", è stato spiegato, precisando che "si tratta di radunare la Comunità internazionale dietro le nuove autorità (libiche, ndr) per aiutarle ad attuare con successo la transizione democratica e la costruzione di una Libia nuova". A margine della Conferenza, ci sarà un incontro bilaterale tra Jalil e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Sarà questa l'occasione per ribadire la posizione del Cnt sull'ipotesi di invio in Libia di una forza internazionale con il cappello delle Nazioni Unite. Tale eventualità, nelle intenzioni della nuova leadership libica, è totalmente da escludere. "Non si tratta di una guerra civile, non è un conflitto tra due fazioni, è il popolo che difende se stesso da una dittatura", ha già fatto sapere il rappresentante della Libia al Palazzo di Vetro, Ibrahim Dabbashi. Durante la Conferenza, il Cnt dovrà piuttosto "precisare la sua road map politica e formulare le sue richieste" al fine di instaurare uno Stato di diritto, dopo 42 anni di dittatura del colonnello Muammar Gheddafi, ha fatto sapere il ministro francese degli afafri Esteri, Alain Juppé. E le richieste che Jibril e Jalil avanzeranno alla comunità internazionale dovrebbero riguardare soprattutto i settori dell'Istruzione, della Sanità, della Sicurezza. In termini numerici, l'emergenza è stata quantificata dalla leadership di Bengasi in 5 miliardi di dollari "urgenti". Servono per pagare i salari dei funzionari statali e rimettere in piedi un esercito e una forza di polizia regolari. A tale scopo, Jibril ha più volte richiesto lo sblocco dei beni libici congelati nel quadro delle risoluzioni dell'Onu di fine febbraio e inizio marzo. Una richiesta ribadita lo scorso fine settimana anche dalla Lega Araba. Fino a questo momento è stato 'scongelato' solo un miliardo e mezzo di dollari delle banche americane, grazie all'intervento del Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite. Lo stesso organismo Onu ha autorizzato ieri il governo britannico a sbloccare 1,6 miliardi di dollari del regime libico da destinare ad aiuti umanitari per i libici. Difficile, in ogni caso, che dalla Conferenza di Parigi possano emergere risposte immediate e risolutive alle richieste libiche. E questo, nonostante l'impegno dei paesi "amici" e la grande adesione all'iniziativa francese. A Parigi sono attesi infatti, tra gli altri, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro canadese Stephen Harper, il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu. Nella capitale francese ci saranno anche i rappresentanti di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, gli unici paesi arabi ad avere partecipato alle operazioni della coalizione internazionale in Libia. Da Parigi è partito l'invito anche per Cina, Russia, India e Brasile, paesi tradizionalmente critici nei confronti dell'intervento della Nato contro il regime. La Cina, che non ha riconosciuto ufficialmente il Cnt, sarà rappresentata da un viceministro degli Esteri e parteciperà in qualità di "osservatore". Anche Mosca ha confermato la sua adesione: sarà rappresentata dall'inviato presidenziale Mikhail Margelov. "Bisogna saper trarre insegnamento dalle esperienze pregresse ed essere subito al fianco del nuovo potere, senza imporre nulla. La nuova leadership sa cosa è buono e cosa non lo è per il popolo libico, noi dobbiamo essere con loro per ascoltarli, per aiutarli", ha insistito l'Eliseo. Il fine ultimo è chiaro: evitare un altro Iraq, "dove l'operazione militare è riuscita, la transizione è fallita". (con fonte Afp)

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