Lunedì 03 Ottobre 2011

Mussolini/ Quei giorni da 'finto' prigioniero sul Gran Sasso

Roma, 3 ott. (TMNews) - Fu una prigionia 'finta' quella di Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, tra il 28 agosto e il 12 settembre del 1943 prima della della sua liberazione da parte dell'esercito tedesco nella quale gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza. Nel 68° anniversario di quell'episodio episodi e testimonianze inedite vengono svelati dallo scrittore Vincenzo Di Michele nella sua ultima opera "Mussolini finto Prigioniero al Gran Sasso" appena uscita per i tipi dell'editore Curiosando (pagg. 224 euro 12) Grazie alle testimonianze inedite dei pastori abruzzesi e di chi era presente nel settembre 1943 nella località montana abruzzese, sono stati accertati e riscontrati avvenimenti storici sinora sconosciuti. Addirittura, è stata menzionata la presenza di tre personaggi nell'albergo di Campo Imperatore invitati proprio dal tenente Alberto Faiola, Comandante del nucleo Carabinieri addetto alla sorveglianza di Mussolini al Gran Sasso. Uno di questi personaggi, Alfonso Nisi, rilasciò un'intervista dove dichiarò la sua presenza in quei giorni proprio in quell'albergo. Tale notizia - restando peraltro inosservata - fu così riportata ai primi degli anni 60, dalla rivista Storia Illustrata: "Che tutto il servizio di sicurezza e di sorveglianza intorno a Mussolini funzionasse bene e severamente - lassù a 2130 metri d'altezza- non si può certo dire. Quelle giornate tra il 28 Agosto e il 12 Settembre hanno avuto anche alcuni strascichi giudiziari per cause intentate dal Tenente Faiola contro Alfonso Nisi, un grosso armentiere di Bracciano ed ex amico dell'Ufficiale, il quale ebbe a dichiarare che Mussolini a Campo Imperatore: poteva fare quel che gli pareva e piaceva, vedere gente, ricevere e inoltrare lettere clandestine, e che, insomma, la sorveglianza non era né stretta né efficace. Sta di Fatto che il Nisi, tanto per dirne una, si trovò presente al momento della liberazione di Mussolini, e che la sua presenza lassù era certamente indebita". Gli addetti alla sorveglianza erano circa 80 tra Poliziotti e Carabinieri. Comandavano le operazioni, l'Ispettore di Polizia Giuseppe Gueli ed il Tenente dei Carabinieri Alberto Faiola. L'appartamento destinato a Mussolini era il numero 201, al secondo piano, composto da: camera, salottino e bagno con finestre che aprivano sul davanti dell'albergo e un ambiente separato e contiguo, destinato ai custodi personali. Il maresciallo dei Carabinieri Osvaldo Antichi, nativo di Modena, presiedeva all'incarico della 'stretta' sorveglianza. In realtà, il 12 settembre 1943, giorno in cui ci fu la liberazione di Mussolini al Gran Sasso gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza all'esercito tedesco atterrato a Campo Imperatore con gli alianti per liberare il Duce. Eppure, il tenente Alberto Faiola, Comandante dei Carabinieri al Gran Sasso, fu encomiato per la sua piena aderenza alle disposizioni impartite. L'episodio approfondito da Di Michele va inquadrato anche nelle turbolenze di quei mesi. Il periodo tra la seduta del Gran Consiglio e la liberazione di Mussolini a Campo Imperatore, è stato burrascoso: la sfiducia al duce, il suo arresto, il trasferimento all' isola di Ponza e poi all' Isola della Maddalena e al Gran Sasso, la proclamazione dell' armistizio ed infine l'abile colpo di mano dei tedeschi che liberano il duce e lo portano in Germania, dove Hitler lo costringe a creare la Repubblica Sociale Italiana.

Red-Bol

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