Domenica 09 Ottobre 2011

Polonia/Seggi aperti aperti per Parlamento,Tusk cerca confermaRpt

Roma, 9 ott. (TMNews) - Gli elettori polacchi hanno iniziato a votare stamattina alle 7 (ora italiana) per rinnovare il loro Parlamento nazionale. Grande favorita per la vittoria, stando agli ultimi sondaggi, e la Piattaforma Civica del primo ministro Donald Tusk (39,5%), avanti di dieci punti sul partito conservatore per la Legge e la Giustizia di Jaroslaw Kaczynski (29,1%). Se la formazione di centrodestra di Tusk dovesse confermarsi al potere, diventerebbe il primo partito polacco a conquistare due mandati consecutivi dalla caduta del comunismo nel 1989. I seggi chiuderanno alle 21. La bassa affluenza ha però anche in passato favorito il rivale di Tusk, Kaczynski, il gemello del defunto presidente Lech, e l'attuale premier potrebbe avere difficoltà a riconquistare la maggioranza del Parlamento. Nell'ultimo sondaggio pubblicato prima del voto di oggi, la coalizione tra la Piattaforma civica e il partito degli Agricoltori (Psl) conquisterebbe in tutto 229 seggi sui 460 della Dieta, il Parlamento polacco. I conservatori nazionalisti ed euroscettici del partito di Kaczynski otterrebbero 149 seggi, nonostante la grande rimonta delle ultime settimane. Donald Tusk, 54 anni, il calmo premier polacco, calciatore dilettante che non alza mai la voce, potrebbe perciò riuscire nell'impresa fallita dai suoi predecessori dal 1989 a a oggi, restare in carica per due mandati. Una ricompensa per l'uomo che nel 2009 è riuscito a far sì che la Polonia fosse l'unico paese della Ue a non finire in recessione. Ma la sua tranquilla coalizione con il partito degli Agricoltori, che non protesta finchè restano in vigore i generosi sussidi per i contadini del paese, non basterebbe più. Il terzo partner potrebbe essere rappresentato dai post comunisti dell'Alleanza della sinistra democratica (SLD), accreditati di 37 seggi da Tns Obop, che però si opporrebbero certamente alle privatizzazione delle aziende pubbliche nell'agenda di Tusk e ai prossimi inevitabili tagli della spesa pubblica. Il prossimo governo dovrà infatti intervenire per riportare il deficit pubblico sotto il 3% del Pil dal recente massimo del 10%.

Est

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