Sabato 05 Novembre 2011

Napolitano chiede tregua:avanti con coesione e equità sociale

Conversano (Bari), 5 nov. (TMNews) - L'Italia non si rialza in un "clima di guerra politica". Urge coesione nazionale. Che non significa confondersi, perdere le proprie idee. Significa riavvicinare la dialettica tra i due schieramenti per fare l'interesse del paese in questo momento drammatico di crisi. Prima di lasciare la Puglia per tornare a Roma, dove dal Colle gestirà giorni delicatissimi per il governo e per le risposte anti-crisi da approvare per l'Ue, Giorgio Napolitano non lascia nulla di intentato. Il presidente della Repubblica prende la parola a Conversano, nel barese, per un saluto al termine della cerimonia in ricordo di Giuseppe Di Vagno, parlamentare socialista ucciso nel 1921 in un agguato fascista in Puglia. E lancia un altro accorato appello alle forze politiche, affinchè trovino la "strada della coesione sociale e nazionale di fronte alle difficoltà molto gravi, alle prove molto dure che l'Italia deve affrontare nel quadro sconvolgente di crisi finanziaria che ha investito l'Europa e incombe sulla nostra economia e la nostra società". Napolitano ribadisce che non c'è scampo: si tratta di prendere anche "decisioni dolorose che potranno apparire impopolari", ma che sono necessarie. Serviranno "sacrifici", avverte, e tutti dovranno essere pronti ad accettarli. Ma, ed è la prima volta che tratta l'argomento in maniera così esplicita, serve anche "spirito di equità": va pensata una "giusta distribuzione dei pesi e dei carichi sul nostro tessuto sociale". Quindi ribadisce: "Bisognerà cambiare molte cose nel modo di governare, produrre e lavorare, vivere e comportarsi di tutti noi". Ora la parola va al Parlamento, come lo stesso capo dello Stato ha sottolineato nella nota conclusiva alle consultazioni informali dei gruppi parlamentari avute nei giorni scorsi al Colle. Sta alla dialettica delle Camere decidere quali scelte adottare e tentare di far tesoro degli appelli del Quirinale. Martedì se ne avrà un assaggio, chissà quanto definitivo, con l'esame del rendiconto generale dello Stato bocciato a Montecitorio a metà ottobre. Entro fine mese, la legge di stabilità con le misure anticrisi promesse al G20. Dal Colle, il presidente seguirà l'evolversi della situazione e trarrà le opportune conseguenze.

Mau

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