Martedì 10 Febbraio 2009

Petrolio;Opec minaccia nuovi tagli,ma Wti resta sotto 40 dollari

Roma, 10 feb. (Apcom) - Il cartello degli esportatori di petrolio si prepara a impartire una nuova stretta sull'offerta, sperando così provocare una ripresa dei prezzi. All'Opec non basta la recente stabilizzazione del barile di greggio attorno ai 40 dollari: se entro il prossimo vertice degli stati membri, il 15 marzo, non avrà registrato sostanziali recuperi "non esiteremo a assumere altre iniziative", ha avvertito il segretario generale Adallah El-Badri in un'intervista al Financial Times. Sia per El-badri, sia per il delegato degli Emirati Erabi Uniti, un livello "ragionevole" dei prezzi sarebbe tra 60 e 80 dollari al barile. Moniti che lasciano apparentemente insensibile il mercato. Quando in Europa è tarda mattina, negli scambi elettronici sul mercato delle materie prime di New York, il Nymex, i futures sul greggio in prima consegna segnano un aumento marginale, 10 cents in più dalla chiusura ufficiale di ieri, con il barile di West Texas Intermediate a 39,66 dollari. Nel frattempo sulla piazza di Londra il barile di rent, il petrolio estratto dal Mare del Nord, cala di 6 cents a 45,96 dollari. I prezzi petroliferi sono crollati nei mesi passati, quando è diventato chiaro che la crisi finanziaria globale era degenerata in una crisi di tutta l'economia reale. Il commercio internazionale e l'attività delle imprese hanno patito pesanti battute d'arresto, con conseguenti forti cali della domanda globale di oro nero. Se a metà luglio, al culmine dell'ultimo rally rialzista dei prezzi, il barile di petrolio aveva sforato i 150 dollari, successivamente ha segnato cali inesorabili che nelle fasi più acute lo hanno visto finire anche a quota 30 dollari. L'Opec è intervenuta in maniera sempre più aggressiva sulle restrizioni dell'offerta, del tutto incurante dell'eventuale circostanza che le sue precedenti manovre per tenere i prezzi a livelli più elevati possibili potessero aver contribuito ad aggravare la dinamica della crisi globale, finendo per ripercuotersi contro i suoi stessi interessi. Dal settembre del 2008 alla fine dell'anno l'Opec ha complessivamente tagliato l'offerta di 4,2 milioni di barili al giorno, restrizioni che i paesi membri sembrano aver effettivamente messo in pratica sulle loro rispettive quote di produzione. L'Opec controlla circa il 40 per cento del produzione mondiale. Nelle ultimissime settimane il barile di oro nero ha mostrato una certa stabilità, fluttuando tra i 40 e i 50 dollari. Secondo El-Badri si tratta di livelli "estremamente bassi", sebbene siano comunque più elevati rispetto a quelli che si registravano prima che si innescasse la fase di aumenti degli anni passati, innescata nel 2004-2005. "Dobbiamo renderci contro che se il contesto dei prezzi non cambia ora - ha detto il segretario generale dell'Opec - in futuro ci troveremo di fronte a problemi ben più gravi".

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