Nucleare, in Italia 'Colosseo di scorie', serve bunker nazionale

Nucleare, in Italia 'Colosseo di scorie', serve bunker nazionale L'esperto Ispra: "Vecchi impianti potrebbero non andar più bene"

Nucleare, in Italia 'Colosseo di scorie', serve bunker nazionale
Roma, 25 feb. (Apcom) - Produrre energia nucleare in Italiasignifica porsi il problema dello smaltimento delle scorie e perquesto, oltre a centrali e impianti, "è indispensabile costruireun sito unico nazionale per la raccolta dei rifiuti radioattivi".Presto, infatti, l'Italia dovrà già fare i conti con circa 100mila metri cubi di rifiuti radioattivi pregressi, più o meno laquantità del travertino utilizzato per costruire il Colosseo diRoma.Francesco Mezzanotte, ingegnere responsabile del dipartimentoNucleare, rischio tecnologio e industriale dell'Ispra (l'IstitutoSuperiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l'entevigilato dal Ministero dell'Ambiente) spiega ad Apcom qual è lasituazione nella Penisola dopo più di vent'anni di abbandono delnucleare e le prospettive future.In Italia, al momento, ci sono circa 27 mila metri cubi discorie radioattive, prodotte dai diversi siti (tra vecchiecentrali, impianti nucleari, centri di ricerca) attivi inpassato. Di questi - spiega Mezzanotte - circa mille metri cubisono scarti dell'industria o del comparto ospedaliero. Sonoscorie a basso contenuto radioattivo, in grado cioè di esaurirsiin qualche centinaio di anni".Questa quantità aumenta di circa mille metri cubi l'anno, acausa delle attività al di fuori degli impianti nucleari e perchèil mantenimento in sicurezza degli impianti nucleari ancoraattivi per il contenimento delle scorie continua a produrre, diper sé, rifiuti".Oltre ai 27 mila metri cubi, "bisogna contarne altri circa 6mila oggi in Inghilterra": in base ad accordi tra Roma e Londranegli anni '60, '70 e '80 del secolo scorso, infatti, l'Italia hainviato oltre la manica una quantità di scorie nucleari per ilcosiddetto 'riprocessamento', cioè il recupero di uranio eplutonio (i materiali più 'pesanti', che si smaltiscono indiverse migliaia di anni). "Queste scorie dovranno tornare, inbase ad una clausola ormai accettata a livello internazionale",continua Mezzanotte, ricordando che "dal 2020 tornano dallaFrancia altre 235 tonnellate di combustibile irragiato", ottenutodalla altre scorie radioattive.Calcolando anche le scorie prodotte dallo smantellamento e dalladecontaminazione degli impianti esistenti, "che comunque nonpotranno essere utilizzate per le nuove centrali perchè troppoobsolete", gli esperti calcolano che l'Italia debba fare i conticon circa 100 mila metri quadri di scorie radioattive.Un numero per eccesso", sottolinea Mezzanotte, immaginabile come"uno strato alto 15/20 metri con una base di un campo di calcio.Non molto però se immaginiamo che ogni anno in Italia vengonoprodotte 5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi nonradioattivi". Quasi quattro volte tanto.Per questo, secondo l'ingegnere dell'Ispra, "è indispensabile unsito nazionale dove immagazzinare le scorie: la Francia ne ha duee ha rifiuti radioattivi quasi 50 volte in più che l'Italia. Sipensa ad un bunker, o comunque ad un parallelepipedo lungo decinedi metri con dentro i rifiuti stoccati come blocchi di cemento.Spetta al governo ad indicare una soluzione".Quanto alla localizzazione delle nuove centrali, per Mezzanotte"non è affatto detto che i siti vecchi vadano ancora bene. Anzice ne sono alcuni che sicuramente non possono essere piùriutilizzati per impianti o per centrali, come nel casodell'impianto di Saluggia in Piemonte. Anche la normativa con laquale sono stati costruiti è molto vecchia".Le localizzazioni seguiranno comunque dei requisiti particolari:"Zone poco sismiche o che mantengano sempre stabilità, vicino agrandi fonti di acqua, posti senza pericolo di inondazioni,possibilmente lontano da luoghi densamenti popolati, non perforza baricentrici alle regioni che si vogliono servire dienergia", conclude Mezzanotte.

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