Giovedì 26 Febbraio 2009

Cina-Usa; Diritti umani, Pechino: basta ingerenze di Washington

Pechino, 26 feb. (Apcom) - L'idillio fra Cina e Stati Uniti durato ben poco, dopo la visita del Segretario di Stato americano Hillary Clinton la scorsa settimana e la speranza di Pechino per relazioni bilaterali più franche e pragmatiche. "Gli Stati Uniti dovrebbero guardare ai loro propri diritti e smetterla di atteggiarsi a guardiani dei diritti umani per intervenire negli affari interni di altri paesi con la pubblicazione di questi rapporti" ha detto oggi il portavoce del Ministero degli Esteri Ma Zhaoxu in conferenza stampa. La dichiarazione risponde alla pubblicazione, ieri, di un Rapporto del Dipartimento di Stato americano sulla situazione dei diritti umani in Cina, che giudica l'avanzamento del paese "ancora scarso e peggiorato in alcuni campi". Secondo gli osservatori americani, che producono lo studio ogni anno, "nell'ultimo anno il governo ha aumentato la repressione di minoranze etniche in Tibet e Xinjiang, sono aumentate le persecuzioni di dissidenti e dimostranti, e il controllo della libertà di espressione e di internet è rimasto forte". A sostegno di ciò gli analisti adducono l'aumento delle repressioni a ridosso delle Olimpiadi dello scorso agosto e quelle in occasione degli incidenti in Tibet ormai un anno fa. Le organizzazioni non governative "continuano a dover far fronte a controlli intensi e restrizioni", mentre i lavoratori " non hanno la possibilità di scegliere sindacati indipendenti e la legge non garantisce il diritto allo sciopero". La reazione cinese è secca: gli Usa devono smettere di ingerire negli affari interni del paese. Le leggi cinesi già assicurano e rispettano i diritti umani, a riprova dell'importanza che il governo accorda all'argomento e dei progressi fatti negli ultimi trent'anni di riforma e apertura, ha detto il portavoce. Appena una settimana fa Pechino aveva apprezzato il silenzio di Hillary Clinton sui diritti umani durante il primo viaggio del neo segretario americano. "I diritti umani non possono impedire l'avanzamento su temi maggiori quali la crisi economica, il cambiamento climatico e la sicurezza" aveva detto Clinton in quella occasione, deludendo le aspettative di numerosi dissidenti dell'Impero di Mezzo fiduciosi in un ripetersi delle pressioni del 1995. Ding Zilin, la fondatrice del gruppo delle Madri di Tiananmen aveva chiesto un gesto di Hillary per il rilascio di Liu Xiaobo, ed altrettanto sperava Zeng Jinyan, la moglie dell'attivista per i diritti dei sieropositivi Hu Jia. Ma nulla è trapelato dai discorsi del Segretario di Stato, che ha incontrato una decina di donne a rappresentanza delle associazioni civili in uno stretto riserbo ed in tutta fretta, fra un colloquio e l'altro con le più alte istanze del paese. Da Hu Jintao e Wen Jiabao ha ottenuto la promessa di un sostegno alla ripresa dell'economia americana, senza minimamente ferire l'orgoglio nazionale con temute accuse di autoritarismo e limitazione delle libertà. Quando Hillary Cliton ha, però, letto il discorso di presentazione del rapporto ieri a Washington, dall'altro lato del pianeta, a Pechino, tre persone le hanno dato ragione immolandosi a pochi passi da piazza Tiananmen in gesto contestatario eloquente nei confronti del potere. Sebbene le motivazioni e l'identità dei due uomini e una donna siano sconosciuti, e suscettibili di venire a galla soltanto a discrezione delle autorità locali, è evidente che la protesta si stringe attorno a Pechino alla vigilia di ricorrenze sensibili. Ieri il calendario tibetano segnava la data del Losar, il capodanno tradizionale, due settimane prima del cinquantennio della dipartita in esilio del Dalai Lama nel 1959 e dell'anniversario degli incidenti di Lhasa dello scorso 14 marzo. La prossima settimana, quando si apriranno i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento locale, ancora più dimostranti arriveranno nella capitale a chiedere giustizia contro i torti subiti a causa degli ufficiali regionali. L'ultimo abuso è quello subito dall'avvocato dissidente Gao Zhishen, arrestato e condotto in una località segreta dove subisce le torture delle polizia, secondo l'organizzazione Falun Dafa, anch'essa al bando nel paese.

Acm

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