Domenica 08 Marzo 2009

M.O.; Procede il dialogo tra Siria e Stati Uniti

Beirut, 8 mar. (Apcom) - Ieri a Beirut Jeffrey Feltman e Daniel Shapiro avevano alzato la voce per affermare l'indipendenza del Libano dall'influenza siriana. Oggi a Damasco i due "inviati speciali" del presidente Barack Obama hanno usato toni morbidi e definito "molto costruttivi" i colloqui con il leader siriano Bashar Assad e il ministro degli Esteri Walid Mualem. "Penso che la Siria possa giocare un ruolo importante e costruttivo nella regione", ha dichiarato Feltman, Segretario di stato aggiunto per il Medio Oriente, che in serata e' tornato a Beirut assieme a Shapiro. Queste parole sono state accolte con grande soddisfazione del regime siriano che si augura di poter aprire un nuovo capitolo nei rapporti con Washington e di metter fine al gelo che ha contraddistinto per otto anni le relazioni con la passata Amministrazione Bush. E se Obama conferma di voler dialogare con quei Paesi del Medio Oriente considerati "ostili", da parte sua la Siria invia segnali concilianti non mancando di sottolineare il suo avvicinamento ai modelli economici e sociali dell'Occidente. Ieri i leader siriani hanno dato ampio risalto alla inaugurazione martedi' prossimo della Borsa di Damasco confermando la volonta' di velocizzare il passaggio del Paese dall'economia di ispirazione socialista portata avanti in questi ultimi decenni ad una economia sempre piu' di mercato. E' evidente il tentativo di Obama di spezzare l'alleanza tra Siria e Iran ed isolare maggiormente Teheran, per costringerla ad interrompere i suoi programmi nucleari che, secondo i servizi statunitensi e israeliani, sarebbero finalizzati alla costruzione di ordigni atomici. Le due parti "hanno discusso dei mezzi per rafforzare le relazioni bilaterali e dei rispettivi punti di vista sulla situazione regionale nella prospettiva di una pace globale e duratura in Medio Oriente", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale siriana "Sana". L'iniziativa americana non poteva non avere riflessi in Iran. Teheran, adottando in apparenza una linea piu' pragmatica, ha assicurato che prendera' in considerazione la proposta americana di una conferenza internazionale sull'Afghanistan e si e' detta disposta ad offrire aiuto al paese vicino. Allo stesso tempo Washington procede con cautela sulla strada della riconciliazione e se da un lato e' pronta a dialogare con la Siria, dall'altro il Segretario di stato Hillary Clinton, in visita ad Ankara, ha precisato che non e' stata presa ancora alcuna decisione circa il ritorno dell'ambasciatore americano a Damasco. Da parte sua il portavoce del Dipartimento di stato ha ribadito che la posizione degli Stati Uniti verso Hezbollah (alleato della Siria) non e' cambiata, prendendo cosi' le distanza dalla decisione del ministro degli Esteri britannico, David Miliband, che ha autorizzato l'avvio di colloqui con il movimento sciita libanese. Gli Stati Uniti, dicono fonti diplomatiche occidentali non presenteranno a Damasco "una lista della spesa" di richieste che provocherebbe un irrigidimento della Siria ma allo stesso tempo non intendono fare promesse ai siriani, specie sul futuro delle Alture del Golan occupate da Israele nel 1967. "Non dobbiamo aspettarci cambiamenti profondi", ha commentato oggi l'inviato Feldman a proposito delle relazioni tra Usa e Siria. Il ghiaccio pero' si e' rotto e non sono pochi a pensare che il miglioramento dei rapporti tra Damasco e Washington portera' ad una nuova "pax siriana" in Libano. Nti

MAZ

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