Mercoledì 18 Marzo 2009

Salute; Parte sperimentazione nuova molecola contro glioblastoma

Roma, 18 mar. (Apcom) - Uno stop alle `vie di alimentazione' del tumore, ma anche una azione diretta contro le cellule neoplastiche. Funziona così cilengitide, una sostanza in grado di inibire alcune proteine, chiamate integrine, che agevolano la formazione di nuovi vasi sanguigni all'interno del tumore portando nutrimento ed ossigeno necessari alla crescita neoplastica. E' partita nel capoluogo emiliano la nuova sfida terapeutica contro il glioblastoma: l'unità operativa diretta da Alba Brandes, direttore dell'unità operativa complessa di oncologia medica dell'ospedale Bellaria-Maggiore di Bologna, è il primo centro al mondo a iniziare la sperimentazione del cilengitide, una nuova molecola anti-cancro che oltre a bloccare la crescita tumorale diminuendo l'apporto di sangue, è in grado di bloccare la capacità di invadere il cervello da parte delle cellule del glioblastoma. Il cilengitide verrà utilizzato per la prima volta nel nostro paese nell'ambito di una sperimentazione clinica di fase III condotta sotto l'egida dell'Eortc (European Organisation for Research and Treatment of Cancer). "Questo trattamento innovativo verrà associato a quelli chemio radioterapici (temozolomide più radioterapia) già utilizzati, in modo da affamare il tumore e renderlo più debole di fronte alle terapie `classiche" spiega Alba Brandes, tra i massimi esperti mondiali di tumori del cervello e membro dell'Eortc e presidente del Gicno (Gruppo Italiano Cooperativo di neuro-oncologia). "Questo studio - continua - partito recentemente, prevede che il tumore, immediatamente dopo l'intervento chirurgico, venga valutato a livello centralizzato in Europa, in termini di caratteristiche genetiche ed in particolare per lo stato di metilazione di un gene chiamato Mgmt". I pazienti saranno divisi in due gruppi, uno `di controllo' sottoposto a chemio-radioterapia standard (per 8 mesi), uno `di trattamento' ovvero la stessa chemio-radioterapia standard cui viene aggiunta cilengitide per 18 mesi. Ogni 2-3 mesi i pazienti saranno sottoposti ad una Risonanza Magnetica Cerebrale per consentire al medico di decidere sulla base della risposta ottenuta al trattamento il proseguimento della terapia. Poter valutare precocemente se il paziente è portatore o no del gene metilato, è un elemento di fondamentale importanza. Come ha spiegato la Brandes, coordinatrice per l'Italia di questo studio mondiale che potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta a questo tipo di tumore, è fondamentale poter analizzare immediatamente le caratteristiche genetiche del tessuto tumorale ottenuto dall'intervento, prima di iniziare la terapia sperimentale.

Len

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