Martedì 19 Maggio 2009

Papa;Card.Martini:Dopo lefebvriani aprire a divorziati risposati

Roma, 19 mag. (Apcom) - Dopo la revoca della scomunica ai lefebvriani decisa dal Papa è tempo di un analogo gesto di "bontà" nei confronti dei divorziati risposati, ai quali la Chiesa nega la comunione, secondo il cardinale Carlo Maria Martini. "Io mi sono rallegrato per la bontà con cui il Santo Padre ha tolto la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani", afferma l'arcivescovo emerito di Milano. "Penso, però, con tanti altri, che ci sono moltissime persone nella Chiesa che soffrono perché si sentono emarginate e che bisognerebbe pensare anche a loro. E mi riferisco, in particolare, ai divorziati risposati. Non a tutti, perché non dobbiamo favorire la leggerezza e la superficialità, ma promuovere la fedeltà e la perseveranza. Ma vi sono alcuni che oggi sono in stato irreversibile e incolpevole. Hanno magari assunto dei nuovi doveri verso i figli avuti dal secondo matrimonio, mentre non c'è nessun motivo per tornare indietro; anzi, non si troverebbe saggio questo comportamento. Ritengo che la Chiesa debba trovare soluzioni per queste persone". Il cardinal Martini ribadisce: "Sono contento che la Chiesa mostri in alcuni casi benevolenza e mitezza, ma ritengo che dovrebbe averla verso tutte le persone che veramente la meritano. Sono, però, problemi che non può risolvere un semplice sacerdote e neppure un vescovo. Bisogna che tutta la Chiesa si metta a riflettere su questi casi e, guidata dal Papa, trovi una via di uscita". In un libro-dialogo con don Luigi Maria Verzé, 'Siamo tutti nella stessa barca' (Editrice San Raffaele), anticipato oggi dal 'Corriere della sera', il gesuita affronta anche il tema dei presti sposati ("Io credo che il celibato sia un grande valore, che rimarrà sempre nella Chiesa: è un grande segno evangelico. Non per questo è necessario imporlo a tutti, e già nelle chiese orientali cattoliche non viene chiesto a tutti i sacerdoti") e il nodo dell'elezione dei vescovi. "E' sempre stato un problema difficile nella Chiesa", afferma il porporato. "Nelle situazioni antiche in cui partecipava maggiormente il popolo, si verificavano litigi e molte divisioni. Oggi forse è stata portata troppo in alto loco". Quanto alla partecipazione della gente nell'elezione episcopale, "vi sono alcune diocesi in Svizzera e in Germania che lo fanno, ma è difficile dire che le cose vadano senz'altro meglio. In conclusione - conclude il card. Martini - si tratta di una realtà molto complessa".

Ska

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