Domenica 24 Maggio 2009

Fiat; Marchionne rilancia su Opel, ma avverte: nessuna elemosina

Roma, 24 mag. (Apcom) - Fiat rilancia nella partita su Opel e migliora l'offerta per la casa automobilistica tedesca. Il Lingotto è intenzionato a giocare tutte carte possibili. Già venerdì, infatti, ha corretto le indiscrezioni sul piano per il salvataggio di Opel, abbassando le stime sugli eventuali esuberi europei. Ma il numero uno della casa torinese, Sergio Marchionne, avverte: "Non chiedo l'elemosina. Se Opel non ci vuole non mi deprimerò". E se per il premier Silvio Berlusconi l'accordo Fiat-Opel "non è ancora un'occasione perduta", il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha ribadito che la proposta del Lingotto "sul piano industriale è di maggiore prospettiva" e, per questo motivo, lui resta "ottimista". Intanto ieri a Termini Imerese oltre 5mila persone, fra sindacati, operai e cittadini, hanno protestato contro l'ipotesi di chiusura dello stabilimento. Ad annunciare le modifiche all'offerta di Fiat è stato il ministro dell'Economia di Berlino, Karl-Theodor zu Guttenberg. "Abbiamo ricevuto nelle ultime ore un piano più ampio", ha spiegato Guttenberg. In particolare, il Lingotto ha ritoccato alcuni punti come l'aumento del rischio che l'azienda italiana prenderebbe a proprio carico e una maggiore quota Fiat nel capitale di Opel. Dalla casa automobilistica torinese, tuttavia, non arriva nessun commento. La notizia di un piano rivisto in meglio dal Lingotto lascia però scettico Kurt Beck, governatore della Renania-Palatinato, uno dei quattro Laender tedeschi che ospitano stabilimenti Opel. Beck ha spiegato di non conoscere la nuova offerta, ma nel caso di Fiat deve "succedere davvero molto" prima che il piano possa essere accettato. Il primo piano dell'azienda torinese "è un modello-Fiat, non un modello-Opel", ha affermato Beck. Ora, ha annunciato, saranno i sottosegretari coinvolti nella partita Opel a trattare entro lunedì. Intanto Magna non sta a guardare. Secondo la stampa tedesca anche il fornitore austro-canadese intende migliorare la sua offerta: a trarre vantaggio dalle correzioni dovrebbe essere probabilmente lo stabilimento Opel di Bochum (nel Nordreno-Vestfalia). Venerdì governatori e diversi esponenti del governo tedesco avevano mostrato una preferenza più o meno spiccata per l'offerta di Magna. Ma oggi il ministro dell'Economia guarda al piano di Magna con altrettanto scetticismo di quanto faccia con Fiat e con il fondo statunitense Ripplewood. "Manca ancora una valutazione dei rischi che non lasci alcun dubbio", chiarisce Guttenberg. E anche Berlusconi è convinto "che c'è l'assoluta imparzialità del governo tedesco". Ma è lo stesso numero uno di Fiat a mettere in guardia dai rischi legati a una cessione di Opel a Magna e ai suoi due partner russi. Magna, sostiene Marchionne al settimanale Der Spiegel, si comporta "come se avesse scoperto la Russia", ma "probabilmente conosciamo meglio noi quel mercato". Negli ultimi sei mesi il mercato russo è crollato del 50% e non può assorbire altre Opel "senza mettere a rischio l'industria locale", aggiunge. "Se uno dei miei venisse da me con un piano simile, il giorno dopo si ritroverebbe senza lavoro". Marchionne chiarisce poi che se non dovesse andare in porto l'alleanza con il marchio tedesco per il momento non si adopererà per trovare un altro partner industriale in Europa. Secondo Repubblica, l'ad di Fiat starebbe mettendo a punto un 'piano B' nell'eventualità che la scelta di Opel non ricada sul Lingotto. L'obiettivo per Marchionne resta, infatti, quello di raggiungere la soglia di 6 milioni di vetture prodotte all'anno e senza Opel verrebbero a mancare poco meno di 2 milioni di auto. Tra le alternative, la francese Peugeot, la brasiliana Gm Sudamerica, la tedesca Bmw o il mercato asiatico. Altra novità è la discesa in campo dei cinesi. Secondo il Financial Times, anche la casa automobilistica cinese Baic (Beijing automotive industry corp) avrebbe espresso interesse per una quota in Opel insieme alle attività europee di General motors. Il gruppo cinese avrebbe inviato una lettera giovedì scorso in cui esprime il proprio interesse. La Baic è la quinta azienda automobilistica in Cina e produce auto della Hyundai in joint venture con la casa automobilistica sudcoreana.

Cep

© riproduzione riservata