Sabato 30 Maggio 2009

Salute, molecola 'a bersaglio' efficace per malati tumore polmone

Roma, 30 mag. (Apcom) - Per la prima volta, una molecola "a bersaglio" si rivela efficace per i malati di tumore al polmone. Ricercatori dell`Università di Osaka hanno individuato uno specifico marcatore (Egfr) capace di determinare una migliore risposta alla terapia in pazienti con neoplasia non a piccole cellule (l`80% del totale). La lotta al cancro oggi è sempre più mirata e le maggiori conquiste recenti (ad esempio nel seno e nel colon) riguardano proprio l`individuazione di geni "spia" per identificare a priori quali pazienti beneficeranno dei trattamenti "target". Mai prima d`ora si era però riusciti a identificare questo meccanismo nel polmone, uno fra i grandi big killer, prima causa di morte per neoplasia nei Paesi Occidentali. La scoperta, frutto dello studio asiatico Ipass, viene presentata oggi al Congresso Americano di Oncologia Medica (ASCO) in corso fino al 2 giugno ad Orlando. La ricerca ha dimostrato che nei pazienti con la mutazione dell`EGFR (sono il 10-15% dei casi), il trattamento con gefitinib rispetto alla chemioterapia standard migliora significativamente i tempi di progressione della malattia, aumentandolo di circa il 50%. In Italia i malati sono 32.000: di questi circa 3.000 potranno beneficiare della nuova terapia, che già ha ottenuto il parere positivo della commissione tecnica dell`Emea il 12 maggio. Il gefitinib agisce inibendo la tirosin-chinasi legata ai fattori di crescita dei tumori: impedisce la trasmissione dei segnali coinvolti nella loro proliferazione e la blocca. Da noi questa molecola dovrebbe essere disponibile da gennaio 2010. Il fumo di sigaretta è la causa principale dell`insorgenza di questo tumore, in 9 casi su 10. Un uomo che fuma ha 23 volte più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone, mentre per le donne il pericolo è 13 volte maggiore. Forse anche a causa dell`aumento di questa brutta abitudine nel "gentil sesso", in Italia si registra un calo importante della mortalità maschile (-2,6%), mentre sale quella femminile (+1%). Ma se un tabagista smette, il rischio di sviluppare la malattia si riduce progressivamente fino a diventare, dopo 10-15 anni, pari a quello di chi non ha mai fumato.

Red/Apa

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