Mercoledì 03 Giugno 2009

Europee: divorzi, nuovi partiti e nuovi gruppi a Strasburgo

Bruxelles, 3 giu. (Apcom) - Mai tanta confusione e incertezza al Parlamento europeo sulla collocazione dei partiti nazionali nei gruppi politici, a poche ore dalle elezioni dell'Assemblea. Non c'è solo il caso del Pd italiano, che deve fare i conti con una fronda interna restia ad associarsi al gruppo Pse, e che continua a prendere tempo ("lo sapremo il 7 giugno, la sera", ironizzava oggi un funzionario dell'Europarlamento). Anche il Pdl qualche problema lo pone, visto che solo dopo le elezioni il nuovo partito, comprensivo di An, sarà accolto nel Ppe. Poi ci sono i conservatori britannici, che con i colleghi del Partito civico democratico ceco (Ods) lasceranno i Popolari, per formare un nuovo gruppo di destra, euroscettico e antifederalista, insieme al Pis (Legge e Ordine) dell'ex premier polacco Jaroslaw Kaczynski. Per formare il nuovo gruppo saranno necessari alcuni eurodeputati da almeno altri quattro Stati membri, ma questo non sarà un problema. Intanto, durante la notte elettorale del 7-8 giugno, il Parlamento europeo metterà gli eletti dei Tories e dell'Ods fra i 'non iscritti', mentre quelli del Pis continueranno a figurare nel loro attuale gruppo, l'Uen (in cui finora sedevano anche gli italiani di An e quelli della Lega). Una volta consumato il divorzio dei conservatori dai Popolari, e trasmigrati verso il Ppe gli ex An, ora Pdl, la stessa Uen probabilmente scomparirà per mancanza di aderenti. In questo caso, non si sa che fine farà la Lega, mentre è già chiaro che gli eurodeputati irlandesi del Fianna Fail (finora nell'Uen anche loro), saranno accolti fra i liberaldemocratici dell'Alde. Nell'Alde, a proposito, non ci saranno più gli eletti della Margherita, trasmigrati nel Pd, ma resteranno gli italiani dell'Idv. Più difficile, ma solo per ragioni di quorum, è che rimangano anche i radicali. Sembra abbastanza probabile che resteranno nell'Alde anche i centristi francesi del Modem di François Bayrou, che con il Pd italiano avevano formato il Pde (dove la 'e' sta per europeo), seconda 'gamba' dell'Alleanza liberlademocratica. Ma niente è sicuro oggi, prima che si conoscano i risultati elettorali. Anche se sappiamo che un partito intende lasciare un gruppo per un altro, o creare una nuova formazione con altri partiti, dobbiamo avere una comunicazione di conferma del partito e un'altra corrispondente dal nuovo gruppo in cui entrerà, per poter cambiare le affiliazioni nei grafici e nelle tabelle che useremo della 'notte delle elezioni', spiegava oggi, con qualche preoccupazione, una funzionaria dell'Europarlamento. Per tornare al tormentone della collocazione europea del Pd, la soluzione pressoché obbligata sembra ormai l'alleanza con il Pse, secondo una formula probabilmente molto simile a quella che esisteva finora per tenere insieme sotto la stessa sigla (Ppe-De) da una parte i popolari, e dall'altra i conservatori britannici e l'Ods ceco. La nuova formazione, che potrebbe chiamarsi Pse-Democratici, o Pse-Riformisti o qualcosa di simile, sarà un gruppo a tutti gli effetti, e potrà dunque garantire al Pd quell'agibilità politica che a Strasburgo, al di fuori dei gruppi, è praticamente inesistente. Al Parlamento europeo, in effetti, essere in un gruppo politico è essenziale non solo per ottenere i finanziamenti dell'Istituzione e per partecipare alla ripartizione delle cariche istituzionali e partitiche, ma anche per ottenere le assegnazioni dei rapporti legislativi e persino, nella maggior parte dei casi, il tempo di parola per poter intervenire in Plenaria. Va sottolineato che per formare un gruppo sono necessari almeno 25 eurodeputati di almeno sette diversi paesi, e non esiste, quindi, l'alternativa di 'restare da soli' per potersi alleare con chi si crede. 'Restare da soli' significa stare fra i 'non iscritti', che non sono una formazine 'tecnica' o un 'gruppo misto' come nel Parlamento italiano: i non iscritti sono, semplicemente, degli eurodeputati che vivono come in un limbo, con un'agibilità politica minima e senza nessuna possibilità di influenzare i lavori dell'Assemblea.

Cep

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