Venerdì 05 Giugno 2009

Obama al Cairo cerca una nuova alleanza con i musulmani

Roma, 5 giu. (Apcom) - Il 4 giugno 2009 sarà ricordato nei manuali di storia come il giorno che ha sancito la svolta nei rapporti tra Stati Uniti e mondo islamico, stando almeno alle reazioni a caldo degli esperti e dei diretti interessati al discorso pronunciato ieri mattina dal presidente americano, Barack Obama, all'Università del Cairo. E oggi OBama sarà in Germania, a Dresda. Il presidente Usa sarà ricevuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel nel vicino castello di Zwinger. Dopo il colloquio, visiterà la famosa Frauenkirche e poi proseguirà il viaggio a Buchenwald, vicino a Weimar, con Merkel. Obama ha parlato ieri di fronte a una platea di circa tremila persone per circa un'ora spianando la via per una riconciliazione tra America e Islam: "Sono qui per cercare un 'new beginning'", ha detto il presidente Usa, "un nuovo inizio" nei rapporti "tra Stati Uniti e i musulmani del mondo, un inizio fondato sull'interesse reciproco e il rispetto reciproco, un inizio fondato su questa verità: che l'America e l'Islam non si escludono e non hanno bisogno di essere in competizione". Dopo anni di tensioni - acuitesi con le guerre in Afghanistan e in Iraq seguite agli attentati dell'11 settembre 2001, gli scandali dei maltrattamenti nel carcere iracheno di Abu Ghraib e le detenzioni degli estremisti islamici nella base Usa di Guantanamo - Obama con le sue parole ha cercato di creare un nuovo clima di fiducia reciproca: "Finché le nostre relazioni saranno definite dalle nostre differenze, daremo potere a quanti seminano l'odio piuttosto che la pace, a quanti promuovono il conflitto piuttosto che la cooperazione", ha affermato. "Questo clima di sfiducia e discordia deve finire", ha aggiunto, sottolineando la necessità di combattere tutti gli "stereotipi negativi", quelli presenti in Occidente nei confronti dell'Islam, ma anche quelli contro l'America. Nel suo discorso, durato circa un'ora e interrotto per ben 33 volte dagli applausi, Obama ha toccato tutte le questioni più calde: dall'Iraq, all'Afghanistan, all'Iran, alla questione palestinese, alla lotta all'estremismo islamico, al tema dei diritti umani e della democrazia. In uno dei passaggi più significativi il presidente americano ha ricordato che i legami tra Stati Uniti e Israele sono "indistruttibili", ma al contempo ha riaffermanto la necessità di una soluzione del conflitto basata sul principio dei due Stati - israeliano e palestinese - coesistenti in pace. Obama ha chiesto inoltre agli israeliani di fermare l'ampliamento delle colonie in Cisgiordania, e al gruppo integralista Hamas di rinunciare alla violenza e di riconoscere il diritto all'esistenza di Israele. Il discorso è stato accolto positivamente dagli analisti e dai diretti interessanti. Per l'Autorità palestinese le parole di Obama dimostrano che c'è una "nuova politica americana sulla questione palestinese", mentre il governo israeliano ha auspicato l'inizio di una "nuova era di riconciliazione in Medio Oriente". Anche per Hamas il discorso segna "un cambiamento tangibile" nell'atteggiamento americano, anche se a giudizio del gruppo integralista permangono delle "contraddizioni". Le Nazioni Unite sperano a loro volta che si possa aprire ora un "nuovo capitolo" con i musulmani nel mondo, così come Javier Solana, responsabile della politica estera dell'Unione Europea. Anche per gli analisti del Council on Foreign Relations di New York, Obama ha di fatto premuto il "bottone di reset" nel dialogo tra Stati Uniti e musulmani. Per il sociologo Stefano Allievi, esperto di Islam dell'Università di Padova, ora si può ufficialmente parlare di "dottrina Obama" nei rapporti con l'Islam: "Il discorso rappresenta effettivamente un nuovo inizio nei rapporti tra Stati Uniti e mondo islamico - ha detto ad Apcom - una svolta storica nettissima rispetto non solo all'amministrazione precedente ma alla politica estera americana in generale".

Plg

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