Lunedì 08 Giugno 2009

Europee; Franceschini vicino alla meta, ex Dl: Ora cambia tutto

Roma, 8 giu. (Apcom) - Il Pd che va un po' meglio del previsto, il Pdl che va molto peggio di quanto tutti si aspettavano e i socialisti europei che crollano. Ce n'è abbastanza per spiegare l'evidente eccitazione che si leggeva stasera sul viso di molti ex popolari nella sede del Pd: Dario Franceschini, il segretario 'di transizione', comincia a pregustare un risultato che potrebbe essere determinante per i futuri assetti dei democratici. Nessuno commento a caldo, il segretario parlerà solo quando i dati saranno definitivi, ma la sua "soddisfazione" per come si stanno mettendo le cose trapela da chi ha avuto modo di parlarci. Franceschini aveva aperto la serata elettorale con una riunione del vertice del partito, allargata in realtà a molti deputati e senatori democratici, durante la quale il suo messaggio era stato uno: vi ringrazio per lo spirito di squadra che avete dimostrato in questi ultimi mesi e vi chiedo di continuare così almeno fino ai ballottaggi, perché aprire adesso il dibattito congressuale, con ciò che comporta, sarebbe pericoloso. Un discorso, spiegano, sostenuto da Franco Marini. Il dato sull'aumento dell'astensione aveva inizialmente preoccupato il vertice del Pd, ma man mano che arrivavano le proiezioni sulle schede scrutinate l'umore migliorava. Il dato del Pdl, soprattutto, può cambiare radicalmente il senso di queste elezioni per i democratici: lo scarto dal partito di Berlusconi aumenta rispetto al 2008, ma per il Pdl il 40% annunciato alla vigilia come soglia minima attesa appare ora davvero troppo lontano. Il Pd, al contrario, si attesta esattamente sui valori alla vigilia venivano considerati più che dignitosi. Il fronte ex popolare sembra intenzionato a cavalcare i risultati: "Siamo risaliti dopo la flessione di questi mesi", esultano già alcuni degli uomini del segretario. Non solo: i partiti socialisti europei sono andati male, mentre "il Pd sarà il primo partito del fronte progressista, per numero di eletti e per voti presi", aggiunge Lapo Pistelli. Ce n'è abbastanza per immaginare una partita congressuale giocata all'attacco. "Aspettiamo di vedere i dati completi - dice Giuseppe Fioroni - se scopriremo che il Pd è andato così così nelle regioni rosse e bene altrove... Ci sarà da fare una riflessione". Di sicuro, aggiunge, questo risultato può essere "molto importante in vista del congresso". Di sicuro, gli ex popolari, e gli ex Margherita in generale, hanno subito aperto la questione Pse: ora le condizioni le dettiamo noi, è il leit-motiv. Anzi, Franco Marini è arrivato persino a ricordare che, per quanto lo riguarda, la soluzione migliore sarebbe un gruppo autonomo del Pd, alleato con i socialisti. In realtà, l'accordo per un nuovo gruppo è ormai dato per acquisito, ma "cambieranno molto i rapporti di forza", dicono sia Gentiloni che Pistelli. Non ha parlato, per ora, Pierluigi Bersani, l'unico dirigente del Pd ufficialmente candidato alla segretaria in vista del prossimo congresso. E non ha parlato nemmeno Massimo D'Alema. In realtà, dal fronte ex Ds, solo Piero Fassino si è presentato davanti alle telecamere. Forse non un caso, visto che Fassino è stato uno dei grandi registi della elezione di Franceschini alla segreteria. Di sicuro, il segretario 'di transizione' Franceschini può uscire un po' più forte da queste elezioni. Certo, avverte uno dei suoi, "aspettiamo di vedere il risultato definitivo", così come ci sarà da attendere almeno i dati di alcuni enti locali simbolo, a cominciare da Firenze e Bologna. Ma, certo, i popolari sembrano pronti a dire che se i socialisti vanno male in tutta europa il Pd non può certo scegliere un profilo tutto 'labour' come quello che Bersani rappresenta.

Adm

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