Giovedì 11 Giugno 2009

Schifani condanna le offese di Grillo, ma è scontro al Senato

Roma, 11 giu. (Apcom) - Beppe Grillo, ascoltato in audizione dalla commissione Affari costituzionali parla di "amici, avvocati e zoccole" eletti in Parlamento grazie alla legge elettorale vigente, il presidente del Senato Renato Schifani prende la parola in aula prima della votazione sulla legge comunitaria per stigmatizzare le parole del comico genovese. "La presidenza del Senato - dice - ha appreso con stupore e rammarico delle dichiarazioni rese dal presentatore di un disegno di legge popolare. "La presidenza, con riserva di valutare ulteriori seguiti della questione, respinge con forza le espressioni volgari di insulto rivolte a rappresentanti eletti dal popolo. Non ci si può rivolgere al Parlamento e nello stesso tempo offenderne i componenti. L'offesa volgare e qualunquistica delle istituzioni è uno strumento già usato con esiti drammatici nel corso della storia del nostro paese". Schifani dice "sì alle critiche ma forte - avverte - deve risuonare il nostro no alla volgarità e alla delegittimazione preconcetta delle istituzioni". E' nostro dovere saper cogliere quanto a volte con asprezza ci propone la pubblica opinione. Mai dobbiamo assecondare istinti e pulsioni che nulla hanno a che fare con la necessaria riforma e la tutela delle istituzioni democratiche della nostra Repubblica". Polemica reazione dai banchi delle opposizioni. Pancho Pardi (Idv) ricorda la frase di Silvio Berlusconi sui parlamentari "capponi", e Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, avverte che la difesa del Parlamento "non è materia su cui fare una volta sì una volta no". Un "errore nel quale è caduta la maggioranza" al quale si è aggiunta la "inappropriatezza con cui la presidenza del Senato ha reagito in quella occasione. Non è possibile adottare due registri, i valori in gioco sono gli stessi". Controreplica di Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl: "Non si può mettere sullo stesso piano", spiega, le parole del premier sui parlamentari e "il turpiloquio udito in prima commissione. Non vorrei - aggiunge - che qualsiasi avvenimento diventasse pretesto per criticare il presidente del Consiglio, questa è una ossessione".

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