Giovedì 18 Giugno 2009

Obama rivoluziona controlli finanza: arriva la 'SuperFed'

Washington, 18 giu. (Ap-Apcom) - Una proposta volta a prevenire nuove crisi finanziarie capaci di mettere in ginocchio l'intera economia degli Stati Uniti e orientata a lanciare un mercato "che promuova l'innovazione, scoraggiando gli abusi e gli eccessi del passato". E' la proposta che il presidente Barack Obama ha annunciato e che, se approvata dal Congresso, introdurrà i maggiori cambiamenti alla rete dei controlli del sistema finanziario dai tempi della Grande Depressione del 1929. D'altronde, la crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Uniti è essa stessa la peggiore da quei tempi: è arrivato dunque il momento di cambiare il modo in cui le autorità di controllo operano; ed è arrivata di fatto l'ora per creare un "sistema in cui i mercati espletino le loro funzioni liberamente e in modo giusto, senza quella fragilità" la cui esistenza potrebbe riportare l'economia Usa di nuovo sull'orlo "del collasso finanziario". Un sistema insomma, ha detto Obama, che "funzioni per le aziende e per i consumatori". Il piano del governo Usa, tanto atteso, è stato finalmente comunicato. E ora Obama spera in un'azione veloce del Congresso, e nel completamento della riforma entro la fine di quest'anno. Un progetto decisamente ambizioso, visto che il presidente vuole che entro la fine dell'anno si proceda anche a una riforma del sistema sanitario Usa. I punti cardine del piano si sostanziano nell'attribuzione di nuovi poteri alla Federal Reserve, la Banca centrale americana; ma anche nella capacità del governo di assumere il controllo di istituzioni finanziarie la cui crisi possa mettere in pericolo l'intera economia; tra le altre novità, la creazione di un'agenzia federale -la Consumer Financial Protection Agency - che tuteli i consumatori e i piccoli investitori, controllando strumenti finanziari come mutui e carte di credito e fissando anche nuovi standard su questi prodotti e su altri che erogano crediti ai consumatori. E, al fine di snellire l'intera rete dei controlli, Obama propone anche di smantellare l'Office of Thrift Supervision, ovvero l'agenzia che controlla l'attività delle casse di risparmio e delle associazioni dei prestiti. Nuove regole anche per l'industria degli hedge fund, ovvero dei fondi speculativi, i cui advisor "dovranno essere registrati presso la Sec". Ancora, l'amministrazione chiederà a migliaia di istituzioni finanziarie di rispettare standard di capitali e di liquidità più elevati. Questo significa che le istituzioni dovranno per esempio accantonare una maggiore quantità di riserve per tutelarsi contro l'arrivo di eventuali perdite non attese. E le società dovranno partecipare anche ai rischi che nascono nel momento in cui procedono alla cartolarizzazione dei crediti. Il piano di Obama propone di fatto una Fed investita di"una nuova autorità"; una Fed che abbia il potere di controllare qualsiasi istituzione finanziaria del paese, incluse le affiliate delle società straniere. Secondo il piano, la Fed deve ricevere l'approvazione del dipartimento del Tesoro prima di avviare manovre eccezionali reputate necessarie per la stabilità dell'economia. E ancora, la nuova autorità della Fed sarà accompagnata dalla creazione di una commissione di autorità di controllo che "affronteranno quelle questioni che non possono essere riferite a una organizzazione" specifica. Tornando alla proposta volta ad attribuire al governo il potere di assumere il controllo di grandi istituzioni finanziarie, la procedura è la seguente: una volta posta sotto il controllo del dipartimento del Tesoro, l'istituzione sarà gestita dalla Federal Deposit Insurance Corporation, l'ente statale di assicurazione dei depositi. Questa proposta è stata formulata tuttavia in modo da permettere al governo di introdurre anche cambiamenti su come il processo potrebbe evolversi. Le riforme proposte, spiega Obama, sono state concepite per permettere "alle nostre migliori qualità di prosperare, e allo stesso tempo di porre sotto osservazione quelle che presentano le caratteristiche peggiori". Il presidente rassicura chi teme interventi troppo invasivi del governo sul sistema privato e ribadisce "che il libero mercato è la forza di generazione più potente (di cui disponiamo) per la nostra prosperità", ma "non è una libera licenza che ci permette di ignorare le conseguenze delle nostre azioni". D'altronde, il presidente degli Stati Uniti ricorda a se stesso e agli americani i gravi problemi nati con la crisi del credito, e scatenati da "una cultura di irresponsabilità" e da "una cascata di sbagli e di opportunità perdute" che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Insomma, in questo nuovo capitolo che Obama propone non c'è posto "né per le azioni sconsiderate, né per l'avidità". E le autorità di controllo stesse saranno chiamate ad agire in modo diverso, visto che in passato "hanno guardato ai singoli alberi e non all'intera foresta. Nessuno, (tra l'altro), era responsabile della tutela dell'intero sistema". Ora le cose cambieranno, perché Obama vuole che le autorità di controllo guardino "alla stabilità del sistema finanziario come a un tutto". Questa, in definitiva, la proposta del presidente che, non c'è dubbio, si scontrerà soprattutto con l'opposizione dei più conservatori, dunque dei repubblicani, che temono l'attribuzione di poteri di controllo troppo forti alla Fed. Ma proprio ieri, intervistato dalla Cnbc, Obama ha parlato dell'ironia della situazione che vive, in quanto quello che auspica non è un forte intervento del governo nel sistema privato, ma un "tocco leggero", che permetta al sistema di tornare a funzionare. La parola spetta a questo punto al Congresso, e anche agli analisti. In realtà molti guardano con scetticismo soprattutto alla proposta di una Fed più forte, nelle vesti di "super poliziotto". Mark Williams, professore di finanza e di economia alla Boston University, ha fatto notare infatti che, a meno che la stessa Fed non migliori le proprie capacità di supervisione, "attribuire alla Fed una maggiore responsabilità, significherebbe creare quella situazione in cui un padre dà una macchina più grande e più veloce al proprio figlio, dopo che questi ha distrutto la macchina di famiglia".

Usa1

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