Mercoledì 01 Luglio 2009

Expo 2015, Ermolli:non è solo una fiera ma una vetrina per Italia

Milano, 1 lug. (Apcom) - La società che deve gestire l'organizzazione dell'Expo 2015 deve prendere le distanze dalle appartenenze politiche e buttarsi a capofitto nella realizzazione dell'evento perchè non è solo di una fiera che si sta discutendo ma di una vetrina internazionale per le eccellenze del Paese. L'affermazione viene da Bruno Ermolli che di organizzazione se ne intende non solo per la sua esperienza quarantennale nel settore, ma anche perchè da anni è superconsigliere finanziario del premier, presente nei consigli di amministrazione della galassia Berlusconi da Fininvest a Mediaset, da Mondadori a Mediolanum, oltre ad altri importanti incarichi tra cui la fondazione Cariplo e l'Università Bocconi e del Teatro alla Scala. Ermolli è presidente della Promos, società della Camera di Commercio di Milano azionista col 10% della società di gestione dell'evento, ed è fiducioso nella riuscita dell'evento. "Guai se non siamo ottimisti" dice ripensando alle polemiche che costantemente accompagnano l'Expo su possibili ritardi, tagli di risorse e ridimensionamento dei progetti. "Io - afferma - ritengo che arriveremo puntuali con tutti gli investimenti pubblici e privati che servono. Parliamo di sei anni, in sei anni si fanno tante cose. Le certezze sulle risorse il ministro dell'Economia le ha date, le regione Lombardia con Formigoni anche. Per il resto bisogna valutare bene perché un conto sono gli investimenti diretti un conto quelli indiretti". "L'Expo - sottolinea - è un'opportunità non limitata a essere una fiera ma è la possibilità per 7-8 anni di portare l'Italia all'apogeo, metterla nella vetrina internazionale per quelle che sono le sue eccellenze. E noi ne abbiamo tante di eccellenze: penso a esempio alla lirica con la Scala. Qualcuno potrebbe chiedermi cosa c'entra? L'Expo ha sede a Milano dove ha sede la Scala che ha partecipato alla promozione dell'evento e alla candidatura di Milano". Dal suo punto di vista difficoltà incontrate in questi mesi sono comprensibili. "Le attività stentano a partire perché non si fa l'Expo ogni anno - spiega - Da noi arriva dopo 103 anni, bisogna essere nelle condizioni di organizzare l'Esposizione universale in un certo modo e saper vivere da protagonisti questi sette-otto anni. Noi continuando ad autoflagellarci facciamo l'interesse dei nostri competitori internazionali: abbiamo il 70% dei beni culturali, un paese turistico e accogliente, eccellenze in campo gastronomico e della sanità: tutti questi discorsi dobbiamo metterli insieme in mostra. E questo non vuol dire andare al capannone dove ci saranno gli stand ma vuol dire parlarne, sviluppare il pensiero, coinvolgere i 153 paesi e collaborare con loro". La società di gestione ha faticato a partire, complice una politica che vuole avere sempre l'ultima parola su incarichi e poltrone. E su questo vizio atavico della politica italiana Ermolli è chiaro: "Bisogna distinguere la politica istituzionale che ha tutto il diritto-dovere di indirizzare e controllare l'evento e la società di gestione che ha il diritto-dovere di operare managerialmente e non facendo politica di fazione perchè non esiste. Mi sembra che adesso si sia capito questo messaggio, che si stia lavorando in questo senso".

Mlo/Kat

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