Venerdì 03 Luglio 2009

Usa-Russia;Medvedev pronto a svolta, ma per Obama comanda Putin

Roma, 3 lug. (Apcom-Nuova Europa) - Il Cremlino di Dmitri Medvedev è pronto alla svolta nei rapporti con la Casa Bianca di Barack Obama, dopo due anni di relazioni "scese quasi a livello di guerra fredda" con Vladimir Putin e George W. Bush. Ma per il nuovo presidente americano è ineludibile anche un confronto col primo ministro Vladimir Putin, un uomo che - a suo dire - "ancora ha potere" in Russia e che mantiene "un piede nel vecchio modo di gestire le cose e uno nel nuovo". Obama, in un'intervista all'Associated Press, ha puntato la sua attenzione sul ruolo che l'ex capo dello stato e attuale primo ministro mantiene in Russia. Il presidente Usa ha detto che, durante il suo imminente viaggio in Russia, incontrerà anche Putin, oltre che il presidente Medvedev, perché vuole che il premier russo sappia che "i vecchi approcci della guerra fredda" alle relazioni con gli Stati uniti sono "datati". Obama ha inoltre chiarito che Washington sta sviluppando un'"ottima relazione" con Medvedev e che punta a ottenere dei passi avanti nella riduzione delle armi strategiche. E ha respinto l'idea che la Russia sia un ostacolo al confronto con Corea del Nord e Iran, affermando che nella gestione dei due dossier c'è "una buona cooperazione" tra Washington e Mosca. Medvedev, dal canto suo, in un videoblog pubblicato sul sito del Cremlino, ha dato il tono per il summit della settimana prossima a Mosca, appuntamento che promette passi avanti nel dossier 'disarmo nucleare', ma su cui pesano comunque molte incognite. La Russia vuole migliorare le relazioni con gli Stati Uniti e superare "la crisi di fiducia, l'inerzia" degli ultimi tempi, assicura Medvedev, dichiarandosi pronto a "cambiare la situazione e creare rapporti più efficaci, più affidabili e più moderni". La nuova amministrazione Usa, sostiene, mostra la volontà di cambiare "e anche noi siamo pronti. Sono convinto che Russia e Usa abbiano di che proporre l'una gli altri, oltre a proposte per altri Paesi. Per questo dobbiamo muoverci su un unico binario, quello degli accordi". In cima all'agenda da concordare, Medvedev cita la sicurezza internazionale: "lotta al terrorismo, all'estremismo, proliferazione delle armi di distruzione di massa, narcotraffico". Sono tutti dossier "di responsabilità di due potenze - sottolinea il capo di Stato russo, secondo cui dai nuovi assetti bilaterali russo-americani dipendono gli equilibri nel mondo "nei prossimi decenni". E' proprio la logica delle 'due potenze' che sta a cuore alla Russia e che potrebbe fare da motore ad un accordo - almeno preliminare - sul disarmo atomico, ma che allo stesso tempo potrebbe frenare i negoziati. "Ai russi conviene che il processo negoziale duri il più a lungo possibile, perché queste trattative confermano uno status di potenza mondiale", sostiene l'analista militare Aleksandr Golts. Mosca punta ad una "riconfigurazione, non solo ad un reset", partendo dal presupposto che gli Usa restano la superpotenza "imprescindibile", ma non più in grado di concretizzare da soli gli obiettivi che si pongono, controbatte da parte sua Sergey Karaganov, osservatore di peso, vicino al Cremlino. Obama arriverà a Mosca lunedì, senza Hillary Clinton, ancora infortunata, per poi ripartire mercoledì per il summit del G8 dell'Aquila, dove ritroverà anche Medvedev. Il piatto forte del vertice moscovita sarà probabilmente il disarmo, sull'onda degli auspici del nuovo presidente Usa di incamminarsi verso un mondo senza atomiche e del concretissimo spunto del Trattato Start in scadenza a dicembre. Russi e americani si confrontano da aprile sull'argomento, nella più totale discrezione. Così, in vista dell'incontro Medvedev-Obama si fanno molte ipotesi, ma non ci sono certezze. La cifra circolata più frequentemente è di una riduzione a 1.500 testate per ciascun Paese, rispetto alle 1.700-2.200 previste dal Trattato di Mosca siglato nel 2002 da Putin e Bush. Un patto sulla riduzione degli arsenali strategici darebbe il senso di un vertice di successo, concordano tutti gli analisti, lanciati in un vero e proprio toto-Start. Il capo della Commissione Affari Esteri della Duma russa metteva in conto due giorni fa "un 60% contro un 40%" di accordo la settimana prossima o a fine anno. Il suo omologo americano, Howard Barman, parlando a Radio Eco di Mosca ha scommesso ieri su un 70% contro un 30%. Orm

MAZ

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