Lunedì 06 Luglio 2009

Intercettazioni;Verso rinvio in Senato,possibile voto dopo estate

Roma, 6 lug. (Apcom) - La riforma delle intercettazioni potrebbe subire un altro stop. La moral suasion esercitata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le 'aperture' a un confronto maggiore sui temi della giustizia, fatte oggi via Corriere della Sera dal presidente del Senato Renato Schifani, hanno infatti aperto uno spiraglio nella trattativa tra maggioranza e opposizione. Subito, il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli lo ha colto: "Siccome sono il presidente della commissione Giustizia è mio dovere farmi carico delle istanze del centrosinistra che mi chiede un confronto approfondito". E c'è da giurare che il centrosinistra il confronto lo chiederà, e anche a gran voce. Ha cominciato già oggi Antonio Di Pietro, che più che il confronto ha chiesto lo scontro, tirando in ballo niente meno che il presidente della Repubblica. Napolitano, ha scritto di Pietro sul suo blog, "sta usando una piuma d`oca per difendere la Costituzione dall`assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti". "Oramai - ha aggiunto - non è più possibile evitare lo scontro con il governo. Affidarsi al buon senso della maggioranza accettando solo modifiche al ddl sulle intercettazioni non basta, bisogna ritirarlo". Le parole dell'ex magistrato, però, sono apparse troppo dure al segretario del Pd, che invece avrebbe preferito una 'linea morbida' per, spiegano i suoi, "portare a casa il risultato di stoppare il ddl intercettazioni e arrivare a qualche sostanziale modifica, se non al ritiro". "E` intollerabile - ha scritto il segretario del Pd in una nota - che il leader dell`Idv coinvolga il presidente della Repubblica nella polemica politica. Il Presidente sta svolgendo con intelligenza la sua funzione di garante delle regole e degli equilibri istituzionali". Se a livello di vertice, dunque, pare esserci rottura tra Pd e Idv, a livello operativo le due pattuglie di senatori marciano compatti e stanno lavorando per trovare una lista di interventi per avviare il dialogo. La soluzione la offre ancora Berselli, introducendo un concetto molto semplice: "Domani - ha detto - è certo che chiuderemo la discussione generale sul provvedimento in commissione, ma poi credo che si possa passare ad una fase di ulteriore approfondimento. Se l'opposizione, ad esempio, chiederà di ascoltare autorevoli fonti per un ulteriore contributo al confronto, non sarò certo io a dire di no". Insomma, una serie di audizioni per rallentare l'iter del provvedimento che, al momento, pare non essere 'costretto' tra i paletti di una fiducia parlamentare che lo stesso Alfano ha smentito. Ma dovranno essere audizioni "mirate" e non, chiarisce ancora Berselli, "fatte per perdere tempo". Il primo nome è già scritto: si tratta del procuratore antimafia Pietro Grasso che più di una volta ha spiegato che la nuova normativa sulle intercettazioni renderebbe quasi impossibili moltissimi processi di mafia. Insomma, a livello parlamentare la partita sembra finita e l'esito scontato: voto sulle intercettazioni dopo l'estate e poi, finalmente, l'ultima parte del lavoro, ovvero quel "pacchetto giustizia" citato da Schifani e che contiene la riforma del processo penale e le modifiche nei rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria tanto invise alla magistratura. L'ultima parola spetta però al governo: domani scade il termine per gli emendamenti da parte dei senatori, poi vi dovrà essere una capigruppo per decidere il nuovo calendario d'Aula, nel caso in cui le intercettazioni vengano fatte slittare. Nel mezzo, assicura Berselli, "noi potremo comunque lavorare per dare il nostro contributo".

Gic

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