Martedì 14 Luglio 2009

Tour;Contador ad Armstrong: Non c'é tensione,ma nemmeno un leader

Limoges (Francia), 14 lug. (Ap) - Stufo delle tante chiacchiere di cui è quotidianamente oggetto al Tour de France, "stufo del discorso" sul dualismo con Lance Armostrong e sull'assenza di un riconosciuto leader nel team Astana, Alberto Contador ha cercato di calmare i toni della polemica, per altro rinfocolata ieri dallo stesso trentasettenne ciclista statunitense, che ha definito "un pochino tesi" i rapporti con il ventiseienne spagnolo. "Questo discorso comincia ad annoiarmi, sta diventando ripetitivo: per me non esistono tensioni, io sono totalmente rilassato e concentrato sulla corsa", ha detto ieri Contador. Impossibile però negare l'evidenza: Contador è secondo in classifica generale dopo nove tappe a 6" da Rinaldo Nocentini (Ag2r) ed insegue il secondo successo al Tour dopo quello del 2007 e dopo non avere potuto partecipare alla scorsa edizione perché non invitato con la sua squadra, mentre Armstrong, terzo in generale a sua volta a 2" dallo spagnolo, tornato quest'anno alle corse dopo oltre tre anni di ritiro, insegue una improbabile ottava affermazione alla Grande Boucle. "Mangiamo assieme allo stesso tavolo e prendiamo il bus insieme", ha detto Contador. "Spesso la tensione la si avverte più dall'esterno che dall'interno. Il Tour per altro è una corsa molto faticosa è non sarebbe intelligente sprecare energie per queste faccende". Contador che per altro non ritiene Armstrong un rivale attendibile: "Credo che i pericoli maggiori vengano dai fratelli Andy e Frank Schleck, loro sì che sono concentrati esclusivamente sulla corsa. Cadel Evans è l'unico fino ad ora ad avere attaccato, poi c'é la grande esperienza di Carlos Sastre". A far saltare la mosca al naso di Armostrong è stato l'attacco di Contador sulla salita dell'Arcalis, nel finale della tappa di venerdì scorso: con l'Astana impegnata a controllare il gruppo, lo spagnolo, secondo lo statunitense, sarebbe partito senza rispettare gli ordini del team. "Quello che ci diciamo sul pullman con la squadra è una cosa, quello che accade in corsa è un'altra", ha replicato Contador. "Ho visto che potevo attaccare e l'ho fatto, pensando al beneficio che avrei potuto portare alla squadra in una situazione vantaggiosa. Poi se ci fosse stato un leader nella squadra, chiaramente espresso, non ci sarebbe stato niente da dire sul mio attacco". Per la serie, se non c'é un leader, ognuno pensi a sè. "Certo, le cose potrebbero essere più semplici, ma io penso solo alla mia gara", ha chiuso Contador.

CAW

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