Sabato 25 Luglio 2009

Mafia/ Mancino: Mori non mi disse degli incontri con Ciancimino

Roma, 25 lug. (Apcom) - Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ribadisce di non sapere nulla della presunta trattativa tra mafia e istituzioni nel periodo delle stragi mafiose del '92 sulla quale stanno indagando i magistrati di Caltanissetta e Palermo. In una intervista al Corriere della Sera, l'allora ministro dell'Interno fa sapere anche di non essere mai stato messo a conoscenza nemmeno dei colloqui tra Vito Ciancimino e l'allora colonnello dei carabinieri Mario Mori. "Il colonnello non mi ha mai detto di essersi incontrato con Ciancimino - osserva Mancino - col quale intrattenne rapporti presumo mirati, cioè con l'intento di arrivare all'arresto di qualche capomafia. E se mi avesse chiesto cosa pensavo dei suoi contatti con quella persona, gli avrei espresso la mia contrarietà. Perché un incontro tenuto segreto? E poi con Ciancimino!". Mancino dice di non avere una idea sul perché non venne informato di questi incontri: "Tra me e Mori non c'era feeling. Una freddezza confermata il giorno della cattura di Riina. Quella mattina, il 15 gennaio del '93, ero in consiglio dei ministri e fui chiamato dal Presidente Scalfaro. Dai complimenti e dall'entusiasmo intuii che era accaduto un evento straordinario, ma non sapevo ancora quale. Anche il capo della polizia Parisi si congratulò ma solo quando rientrai nella sala del Consiglio, dall'applauso e dalle parole di Amato, seppi che Riina era stato arrestato. Chi l'aveva preso non pensò di informarmi, eppure credo di aver dato un impulso politico decisivo per la cattura". Il vicepresidente del Csm nega qualsiasi trattativa tra stato e mafia: "Dopo la morte di Falcone, di sua moglie e della scorta, uno Stato predisposto alla trattativa sarebbe apparso fragile e alla mercé dei criminali mafiosi. Per quanto mi riguarda non ci furono trattative. Parlo naturalmente di dopo il mio arrivo al Viminale (il primo luglio, tra l'eccidio di Capaci e quello di via D'Amelio, ndr). Nessuno ha mai proposto a me e allo Stato nei suoi vertici istituzionali impossibili trattative con la mafia". "Io - precisa Mancino - parlo di quello che so. Se pezzi dello Stato, rappresentanti delle forze dell'Ordine o dei Servizi, di propria iniziativa hanno avuto rapporti illeciti con la mafia ne rispondano all'autorità giudiziaria". Mancino fa sapere anche che non ci fu alcun colloquio con il giudice Paolo Borsellino anche se non esclude che "sia stato tra le decine di persone cui ho stretto la mano nei corridoi e nell'ufficio del Viminale, zeppo di gente, di cui sinceramente non ho un preciso ricordo".

Luc

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