Venerdì 07 Agosto 2009

Afghanistan/ Frattini: a Kabul finché servirà agli afgani

Roma, 7 ago. (Apcom) - "Siamo in Afghanistan per una giusta causa: perché si tratta di una questione di sicurezza esistenziale, che riguarda tutti noi, la popolazione afgana e il mondo intero": così scrive il ministro degli Esteri Franco Frattini in un editoriale pubblicato oggi sul quotidiano Il Tempo. "L'11 settembre 2001 - prosegue il titolare della Farnesina - abbiamo tristemente scoperto che il terrorismo internazionale può colpire obiettivi innocenti ovunque nel mondo e in qualunque momento approfittando, per pianificare le proprie azioni, dei contesti istituzionali deboli o non consolidati in questo o quel Paese. Per questo motivo abbiamo tutti l'interesse affinché l'Afghanistan diventi un Paese stabile e sicuro. Per questo motivo le ragioni della continuazione della nostra missione in Afghanistan non possono essere messe in discussione. Le domande da porsi sono semmai due". "La prima riguarda la strategia per raggiungere il nostro obiettivo e cioé la stabilizzazione dell'Afghanistan. La seconda riguarda i tempi della nostra permanenza in quel Paese. Le nostre risposte a queste due domande sono chiare e e nette. La nostra strategia di stabilizzazione è oggi solidamente basata su tre principi: un approccio «globale», il pieno coinvolgimento degli Afgani e la cooperazione regionale". "Un approccio globale significa che la stabilità non può essere raggiunta attraverso i soli mezzi militari. Dobbiamo rendere funzionanti le istituzioni civili e creare benessere per la popolazione, sviluppando l'economia legale come alternativa valida alla produzione e al traffico di droga. Quando le circostanze lo permetteranno dovremo far sì che un maggior numero di afgani sia coinvolto nei processi politici, anche quanti, appartenenti ora a gruppi talebani, possano essere inclusi, se disarmati e rispettosi della Costituzione, in un processo di riconciliazione politica". "Il pieno coinvolgimento degli afgani significa che il futuro dell'Afghanistan deve essere riposto nelle mani degli stessi Afgani. Lo sforzo della comunità internazionale è perciò teso a dar loro gli strumenti per rendere sicuro e governabile l'Afganistan. Per questo motivo le prossime elezioni presidenziali del 20 agosto - le prime gestite dagli Afgani - rappresenteranno un test importante per valutare la maturità della democrazia afgana. È fondamentale che queste elezioni siano credibili innanzitutto agli occhi della stessa popolazione. L`Italia ha deciso di inviare un ulteriore contingente di 500 uomini (oltre ai 2800 già presenti nella regione di Herat) per aiutare a garantire le condizioni di sicurezza durante il periodo elettorale". "Fino a quando rimarremo in Afghanistan? Insieme ai nostri alleati siamo stati estremamente chiari: non intendiamo restare "sine die". Una presenza a tempo indefinito trasformerebbe la nostra missione in un'occupazione. Il nostro obiettivo è lasciare il Paese non appena gli afgani e le loro Istituzioni saranno in grado di gestire il Paese da soli. Ovviamente, prima avverrà meglio sarà per tutti. La pace sostenibile in Afghanistan è, in definitiva, la nostra 'exit strategy'".

Plg

© riproduzione riservata