Lunedì 17 Agosto 2009

Il Giappone esce dalla recessione a 15 giorni dal voto

Tokyo, 17 ago. (Apcom) - A meno di due settimane dalle elezioni legislative, il claudicante governo di Taro Aso riceve un po' di sostegno dalla notizia che il Giappone nel secondo trimestre è uscito dalla più lunga recessione dopo la seconda guerra mondiale: il PIL della seconda economia mondiale è in crescita dello 0,9% rispetto al primo trimestre, il che rappresenta un aumento del 3,7% su base annua. L'aumento è conforme ai pronostici e anzi inferiore alle aspettative degli analisti; la Borsa di Tokyo ha reagito con grande negatività e l'indice Nikkei ha chiuso crollando del 3,10%. A pesare sugli investitori c'è soprattutto il timore che la ripresa dell'export non sia duratura, la preoccupazione per lo yen troppo forte e la scarsa fiducia dei consumatori sul mercato statunitense. In ogni caso il Pil è in aumento per la prima volta da cinque trimestri e il Giappone diventa ufficialmente il terzo grande paese industrializzato dopo Germania e Francia a uscire dalla recessione. La ripartenza giapponese, secondo le cifre comunicate dal governo, si fonda sul doppio pilastro del rilancio del commercio estero e le misure per il rilancio dei consumi delle famiglie. Gli investimenti pubblici sono saliti dell'8,1% in rapporti al trimestre precedente, le esportazioni del 6,3%; il consumo interno è cresciuto dello 0,8%. Tuttavia gli investimenti privati sono ancora debolissimi: segnano un ulteriore calo del 4,3%. Le misure di rilancio adottate da Tokyo nell'ultimo anno equivalgono a circa il 5% del Pil e includono assegni consegnati a ogni famiglia e misure di aiuto per la rottamazione e l'acquisto di auto "pulite" destinate a risvegliare il settore trainante dell'automobile. Gli analisti si dicono però cauti: "questa ripresa è sostenuta dalla politica del governo ma siamo lontani da un miglioramento durevole" afferma Kyohei Morita, economista da Barclays Capital a Tokyo. In giugno il tasso di disoccupazione è arrivato al 5,4%, il livello più alto da sei anni. Il balzo in avanti dell'export è stato sostenuto dai piani di rilancio dei consumi adottati dalla maggioranza delle altre grandi economie del mondo, e anche qui gli analisti sono prudenti ed è questo a nutrire la diffidenza della Borsa. "Le esportazioni hanno cominciato a rallentare in giugno, soprattutto verso la Cina. Riteniamo che il Pil rallenterà nel terzo trimestre" dice Junko Nishioka, economista presso RBS Securities. Taro Aso, il premier conservatore in grande difficoltà nei sondaggi in vista dell'appuntamento con le urne del 30 agosto, si è felicitato per la fine della recessione ma ha aggiunto che "Il nostro popolo non ha ancora sentito davvero gli effetti della ripresa. Il ritorno alla crescità è la mia priorità assoluta".

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