Mercoledì 19 Agosto 2009

Frattini: Kabul prioritaria, no all'exit strategy

Roma, 19 ago. (Apcom) - L'Afghanistan è una priorità per l'Italia, impegnata in una missione della Nato che ha ancora molto da fare. Per questo è sbagliato parlare di exit strategy. E' quanto afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini in un'intervista rilasciata alla Stampa alla vigilia delle elezioni presidenziali afgane. "La Nato è alla prova maggiore della sua credibilità dalla fine della guerra fredda - sottolinea il ministro - abbiamo preso un impegno e non possiamo lasciarlo incompiuto". In Afghanistan "c'è un grande problema di sicurezza", ammette Frattini, "ma sono stati ottenuti grandi risultati, dall'adozione di una Costituzione al cambiamento di molte regole giuridiche all'avvio della riforma del sistema giudiziario: fatti che tolgono acqua all'estremismo talebano". Il ministro indica quindi come punto debole della missione "la difficoltà di distinguere tra le organizzazioni talebane che rispondono a gruppi tribali e quelle legate ad al Qaida". "Quando ci riusciremo - aggiunge - potremo offrire ai gruppi talebani una strada per uscire dall'illegalità. Resta molto da fare: ecco perchè è sbagliato parlare di exit strategy domani". Il ministro non si sbilancia sulla permanenza delle truppe di rinforzo inviate dall'Italia per le elezioni: "Con Berlusconi e La Russa non si è parlato per ora di un prolungamento della loro presenza. Alla luce dei risultati elettorali si potranno fare nuove valutazioni". Tuttavia, Frattini tiene a sottolineare che "di certo l'Afghanistan è la priorità numero uno della nostra politica estera. E siamo già il quarto contributore Nato: ieri ci è stata affidata la responsabilità per la formazione della polizia afgana nel quadro Nato, cosa che mi riempie di soddisfazione". Interpellato sulle elezioni, il capo della diplomazia italiana afferma che "la cosa importante, oggi, è che le elezioni siano credibili", sottolineando che la comunità internazionale guarda soprattutto "all'omogeneità dell'affluenza: aree in cui fosse molto bassa indicherebbe che lì i talebani possono dettare legge". Sul futuro presidente afgano, Frattini conclude: "Non abbiamo sposato un candidato, vogliamo un presidente voluto dagli afgani... e vogliamo che chiunque sia eletto fermi le preoccupanti aggressioni di intolleranza, come la legge che prevede la sottomissione della donna".

Sim

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