Lunedì 24 Agosto 2009

I giovani giapponesi potrebbero tornare a votare

Roma, 24 ago. (Apcom-Nuova Europa) - Questa volta, a votare potrebbero andarci davvero ed essere addirittura decisivi. Il 30 agosto i giapponesi si recheranno alle urne per eleggere la Camera bassa, un voto cruciale per il Partito democratico (Minshuto) che potrebbe trovarsi nella condizione di poter mettere il punto a quasi 60 anni di potere quasi ininterrotto dei liberaldemocratici. E, per la prima volta in quindici anni, i giovani al di sotto dei 30 anni sembrano orientati ad andare a votare in maniera massiccia. "Con la crisi economica, i giovani s'interessano a quel che il governo può fare e la loro partecipazione (alle elezioni) aumenterà", sostiene Kensuke Harada, un rappresentante di Ivote, associazione studentesca impegnata sul fronte del lavoro giovanile. Secondo lui, oltre il 50 per cento dell'elettorato giovanile tra i 20 e i 29 anni si recherà alle urne, contro il 46 per cento nel 2005 e circa il 37 per cento dei tre voti precedenti. L'èra del disimpegno giovanile, insomma, potrebbe essere finita e i giapponesi under-30 potrebbero farsi trovare pronti all'appuntamento con la storia: tutti i sondaggi danno per assai probabile la vittoria dei democratici, con una probabile buona affermazione dei comunisti. Un trend che potrebbe essere rafforzato da un voto massiccio delle fasce più giovani dell'elettorato e non solo per una naturale tendenza al cambiamento dei giovani. Nelle precedenti elezioni, oltre tre quarti degli ultra-sessantenni hanno riempito le urne. Anche questa volta, specialmente i candidati del Partito liberaldemocratico (Jiminto) si sono impegnati in una campagna massiccia per attirare il voto anziano. "I candidati vogliono attirare i loro voti e la sanità e le pensioni sono diventati il campo di battaglia principale", ha sottolineato Tomonori Morikawa, docente di scienze politiche alla prestigiosa università privata Waseda di Tokyo. "Il Partito liberaldemocratico - ha continuato - ha lanciato programmi a vantaggio degli anziani, nonostante il pesante deficit di bilancio, il tutto a spese dei giovani". Probabilmente, dietro questa scelta, c'è anche la speranza di far dimenticare ai pensionati nipponici, longevi e dotati di memoria elefantiaca, lo scandalo di due milioni di posizioni previdenziali scomparse nel nulla, nonostante i beneficiari avessero negli anni regolarmente pagati i contributi. Solo che questa scelta è fatta a spese dei giovani. Oggi si calcola che un settantenne percepisca in media dall'età della pensione alla morte un attivo di 15 milioni di yen (110mila euro) in media sui contributi versati nella propria vita lavorativa, mentre il ventenne di oggi - "sic stantibus rebus" - quando avrà 70 anni sarà, in passivo di 25 milioni di yen (185mila euro). A questo va aggiunto il fatto che la struttura stessa del mondo del lavoro nipponico è cambiata profondamente. Il dogma dell'impiego a vita ormai è stato radicalmente violato e oggi, tra le fasce più giovani della popolazione in particolare, il precariato è diventato la normalità. E, per questi, il Jiminto del premier Taro Aso ha proposto solo il divieto per le aziende di attivare contratti a tempo inferiori a un mese e un aiuto ai precari tra 25 e 39 anni a trovare un lavoro a tempo indeterminato. Poca roba, insomma. Quanto meno, i partiti dell'attuale opposizione uno sforzo per rispondere alle esigenze dei giovani l'hanno fatto. Il Partito democratico, il cui leader Yukio Hatoyama è il prossimo futuro premier, ha proposto un sussidio di 26mila yen (190 euro) per ogni nuovo nato e l'aumento di 1.000 yen (7,5 euro) all'ora per il salario minimo, che è quello dei "freeter", i lavoratori a tempo determinato e precari. Il Partito comunista (Kyosanto), che negli anni precedenti sembrava destinato a una patetica scomparsa, ha registrato negli ultimi tempi un boom di iscritti tra i giovani precari e propone altrettanto l'aumento a 1.000 euro per la paga oraria, oltre all'obbligo alle aziende di fornire un'adeguata formazione professionale ai dipendenti.

Mos

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