Lunedì 24 Agosto 2009

Time attacca la stampa italiana: "Inaffidabile"

New York, 24 ago. (Apcom) - L'ultimo numero del settimanale Time prende di mira la stampa italiana, accusandola di essere "inaffidabile" e corresponsabile di quella che molti media stranieri considerano una situazione di degrado della vita pubblica nel Bel Paese. Se solamente una persona su 10 in Italia compra i quotidiani - contro una su cinque in America e tre su cinque in Giappone - non è per pigrizia, ma la colpa è dei contenuti scadenti, scrive il giornalista di Time Stephan Faris. "I giornalisti italiani sembrano scrivere principalmente l'uno per l'altro, per i politici, e per il piacere di leggersi la loro prosa", osserva Faris. In altre parole, la stampa italiana, non si rivolge che ad una ristretta élite culturale e dirigenziale. "Non è cambiato molto - si legge - da quando 50 anni fa il giornalista politico Enzo Forcella dichiarò che il quotidiano italiano veniva realizzato solo per 1500 lettori: ministri, parlamentari, capi di partito, sindacalisti e industriali". Le news, scrive ancora Time, passano spesso in secondo piano sulle prime pagine dei giornali per lasciare spazio a fondi, editoriali e approfondimenti, mentre "le pagine culturali dei maggiori quotidiani sembrano una rivista accademica". L'articolo cita anche il professor Paolo Mancini dell'Università di Perugia, secondo cui in Italia "i lettori della carta stampata sanno già quello che succede. Hanno già le news. Quello che vogliono è il gossip". E se tanto inchiostro è stato versato per sottolineare i conflitti di interessi del presidente del consiglio Silvio Berlusconi per le emittenti tv, Time ricorda che "la carta stampata ha anch'essa i suoi conflitti di interesse". Il gruppo Fiat, scrive il settimanale, ha partecipazioni di controllo in Corriere della Sera e La Stampa. La Repubblica è di proprietà di Carlo De Benedetti, "rivale d'affari di Berlusconi con interessi nell'energia, nelle automobili e nella sanità". Il sole 24 Ore, il principale quotidiano finanziario italiano, "è di proprietà della maggiore lobby industriale d'Italia". Per questi motivi "non sorprende che gli italiani si rivolgano sempre di più a fonti di informazione alternative. Gli ultimi anni hanno visto la crescita dei quotidiani gratuiti" che, "con budget limitati che non rendono possibile assumere grandi firme hanno dovuto offrire ai lettori qualcosa di nuovo: le notizie secche". E Time riporta un esempio della differenza sostanziale che questo approccio comporta. Un giovedì dei mesi scorsi, quando La Repubblica aveva ben tre articoli in prima pagina su Berlusconi che ammetteva di "non essere un santo", il numero di Metro quel giorno titolava con una notizia molto più rilevante sulle 15 milioni di vaccinazioni per l'influenza H1N1.

Fsn-Emc

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