Martedì 25 Agosto 2009

Scuola, domani incontro Miur-sindacati su assunzioni e nuovo anno

Roma, 25 ago. (Apcom) - Riprende domani il confronto tra il Miur e i sindacati sulle complesse questioni riguardanti l'avvio del nuovo anno scolastico: dopo tre settimane di stop, dovuto alla pausa estiva, riprende così il confronto sulle modalità organizzative riguardanti le immissioni in ruolo e gli ammortizzatori a favore di circa 16.000 precari annuali che a settembre si ritroveranno disoccupati a causa dei tagli. All'incontro, di natura prettamente `tecnica', non parteciperà quindi il ministro Mariastella Gelmini, che ha incontrato i leader di comparto lo scorso 4 agosto: in quell'occasione il responsabile del dicastero di viale Trastevere prese però alcuni impegni precisi. Come dare seguito a contratti di `disponibilità' a favore dei precari storici, sbloccare i fondi per il funzionamento scolastico quotidiano, anche se limitati all'ultimo anno scolastico, definire con chiarezza il regolamento per le immissioni in ruolo e le imminenti supplenze, anche alla luce dei ricorsi in atto presentanti da circa 15.000 precari per essere stati messi in `coda' alle tre province aggiuntive anziché a `pettine'. Si tratta di impegni che domani i direttori generali e i sindacalisti cercheranno di definire meglio entrando nei dettagli. Se però per quanto riguarda le assunzioni a tempo indeterminato rimane davvero poco da definire (il numero, 16.000, suddivisi tra docenti e Ata è già stabilito e restano da chiarire solo aspetti minimali), rimane tutto da risolvere il problema dei finanziamenti rivolti al personale che dopo almeno un anno di supplenza annuale rimarrà senza lavoro. Il ministero dell'Istruzione ha già trovato l'accordo con l'Inps (che destinerà la disoccupazione, circa il 40% dello stipendio, non più in una soluzione unica e a distanza di tempo, ma a fine mese come se si trattasse di una sorta di busta), ma dalle regioni, che si sarebbero dovute far carico di un'altra fetta di stipendio sono giunte risposte non sempre positive. Meno di un terzo ((Marche, Campania, Lombardia, Sardegna, Puglia, Sicilia e Veneto) sono state possibiliste o hanno dato già l'assenso a realizzare delle convenzioni con il Miur per impegnare i docenti ed il personale Ata `storico', rimasto disoccupato, su progetti formativi a supporto della didattica, dei progetti che contrastano la dispersione scolastica o che favoriscono l'integrazione-alfabetizzazione di studenti stranieri, o, ancora, per il sostegno ad allievi diversamente abili. Dalle altre regioni, sinora, non sarebbero giunte risposte positive. Se la situazione dovesse permanere così come è oggi la prospettiva è quindi che solo una parte dei precari potranno arrivare a ricevere il 70-80% dello stipendio. Gli altri, quelli che svolgono il servizio nelle regioni che non hanno aderito alla convenzione, si dovrebbero accontentare di circa metà stipendio e probabilmente (l'ufficialità dovrebbe arrivare con il decreto Ronchi di settembre) dell'anzianità di servizio garantita pur senza aver mai messo piede a scuola.

Alg

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