Sabato 05 Settembre 2009

Da 400 anni insoluto il primo caso di omicidio a New York

Roma, 5 set. (Apcom) - Il 6 settembre del 1609, quattro giorni dopo lo sbarco dei primi olandesi e dei primi inglesi su quella che sarebbe diventata New York City, uno di questi pionieri, John Colman, fu misteriosamente assassinato. Esattamente quattrocento anni dopo, gli investigatori della Detectives' union della Big Apple continuano ancora a indagare sul caso, il primo mai commesso in città. Dell'omicidio furono, naturalmente, accusati gli indiani. Ma restano perplessità, incertezze e zone d'ombra (e il dubbio del primo caso di 'racial profiling' della storia). Della vicenda - proprio nel giorno dell'anniversario - parlano al New York Times il presidente della Union, Michael J. Palladino, Jospeh A. Pollini, ex capo della squadra omicidi ora professore di Giustizia criminale al John Jay College e William McNeely, della squadra omicidi di Manhattan sud. "Il caso è ancora aperto e per certi versi scottante" concordano, perfettamente consapevoli di aver a che fare con un'elusiva storia di fantasmi. Quanto ai fatti, le testimonianze sono relativamente scarse e discordanti. Per quanto si sa, l'inglese John Colman - alla disperata ricerca di un passaggio a Nordovest per l'Asia - sbarcò dalle parti di Coney Island col veliero Half Moon, agli ordini di Henry Hudson - e un equipaggio di 16 olandesi a gli inizi del settembre 1609. Il giorno sei - una domenica - dopo le preghiere del mattino, Colman e quattro olandesi si allontarono in esplorazione su una scialuppa punta verso la baia di Neward e forse anche più a Nord (lo racconta - ed è l'unica testimonianza che abbiamo - il diario di un compagno di viaggio di Colman, Robert Juet). A un certo punto, la scialuppa venne avvicinata da una canoa di indiani. come come non è, si scateno una breve scaramuccia. Gli indiani, armati di lance e frecce, ferirono due olandesi. Colman, colpito alla testa, venne ucciso. I superstiti si diedero alla fuga per raggiungere il giorno dopo la Half Moon. Colman, venne sepolto il giorno stesso (non è chiaro dove, se a Staten Island o a Coney Island). Ma andarono veramente così le cose? Palladino e i suoi colleghi sono perplessi. La testimonianza di Jouet, dicono gli investigatori, è decisamente troppo reticente. Perché - dicono - non ci si interroga sul motivo dell'attacco degli indiani? Perché non sono riportate nei dettagli le testimonianze dei due olandesi sopravvissuti? Che ruolo ebbe in tutta questa vicenda il capitano Hudson e che parte giocò il controverso Juouet (che lo stesso Hudson dscriverà nel suo diario come un 'genio del male' e poco tempo dopo organizzerà l'ammutinamento della Half Moon contro Hudson)? E poi, che indiani erano, di che tribù facevano parte ?(le tribù in zona, notano gli storici, erano in pace con i primi viaggiatori bianchi, quindi qualcosa non torna, va spiegato). A quattrocento anni di distanza, insomma, il celebre caso del primo omicidio di New York City (a Colman avrebbe dedicato un lungo poema il poeta laureto Thomas Frost) è ancora aperto e forse ha ragione il buon senso pratico del detective McNeely, che retrospettivamente spiega come si sarebbe mosso nell'occasione: "Non possiamo escludere nessuna pista. Lui era inglese, l'equipaggio olandese. Fosse per me, avrei arrestato tutti, anche i due feriti, e poi li avrei torchiati per benino. Tanto non ci si può fidare di nessuno. Ok, loro hanno detto che erano stati gli indiani ma potrebbe anche essere stato un caso, di "racial profiling", di discriminazione. Magari gli indiani erano un capro espiatorio!".

VGP

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