Mercoledì 09 Settembre 2009

Obama: appello per la riforma della sanità in 'prime time'

Roma, 7 set. (Apcom) - Ore 20 della sera, prime time televisivo: in Italia sarà notte fonda quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si rivolgerà al Congresso e terrà un discorso sulla riforma più ambiziosa e più difficile, il rinnovamento del settore della Sanità. Obama soffre in queste settimane di un calo di popolarità fisiologico, che si accoppia ai dubbi crescenti sulla missione in Afghanistan, e a fortissime polemiche sui suoi progetti per la sanità. Ieri si è rivolto agli studenti esortandoli a non mollare mai per costruire il loro destino. Stasera è lui a giocarsi il futuro della sua presidenza. La stampa americana si esercita fra critiche ed esortazioni. "E' tempo che Obama si alzi in piedi" tuona un editoriale sul Washington Post, mentre nella pagina delle opinioni Michael Gerson sostiene che Obama ha un problema di "credibilità": "ci presenta la riforma della sanità come un'emergenza ma non è così". Il Los Angeles Times presenta qualche dettaglio della "proposta Baucus", nome del senatore democratico che sta tentando di trovare un terreno di compromesso. La questione è semplice: negli Stati Uniti ci sono oltre 40 milioni di americani privi di qualunque copertura sanitaria. Il sistema è interamente privato e le prestazioni si pagano con un'assicurazione, ma le polizze sono molto care e le compagnie spadroneggiano, spesso rifiutando di assicurare chi ha già avuto problemi di salute o rescindendo i contratti. Obama come altri democratici prima di lui vorrebbe riformare il sistema. La proposta numero uno è la creazione di una 'opzione pubblica', una sorta di compagnia assicurativa di Stato che faccia concorrenza e costringa quelle private a tagliare i prezzi delle polizze. Ma gran parte dell'opposizione repubblicana e anche parecchi democratici si oppongono strenuamente all'idea che lo Stato metta mano alla sanità, lanciando accuse di 'socialismo' al presidente o nel migliore dei casi, esprimendo forti preoccupazioni circa il costo dell'operazione. Ricorda oggi un articolo del Washington Post che Obama è un grande negoziatore: da senatore dell'Illinois difese proprio una legge per migliorare la copertura sanitaria dello Stato, e oggi come allora tutto dipendeva dalla sua abilità a tenere in piedi una fragile alleanza e dalle sue capacità persuasive. Cruciale oggi come allora per lui è la costruzione di un ampio consenso: un obbiettivo per cui è sempre pronto al compromesso. Il discorso di questa sera servirà anche a chiarire i limiti del compromesso elaborato da Max Baucus, presidente della Commissione Finanze del Senato. Il patto propone, scrive il Los Angeles Times, l'aumento delle tasse per i redditi alti, che dovrebbero finanziare non già una compagnia assicurativa 'pubblica', ma una compagnia privata no profit, una cooperativa insomma in cui i futuri pazienti sarebbero soci. Resta da vedere se lo scopo della riforma resterà fornire copertura sanitaria universale, cioè creare polizze accessibili per tutti, come Obama promise in campagna elettorale; oppure se il compromesso si accontenterà di garantire copertura (e quindi polizze accessibili) a certe parti della popolazione, per esempio i minori di 25 anni che presumibilmente guadagnano di meno e quindi sono meno in grado di comprarsi una buona copertura. In cambio, la Casa Bianca chiederebbe allora l'estensione del programma Medicare. Questa è effettivamente una forma di sanità pubblica, che oggi copre però solo una fascia ristretta di cittadini indigenti e che la presidenza Obama potrebbe allargare anche a redditi sopra il livello di povertà. E gli altri? Il modello potrebbe restare quello di base della società americana: chi è adulto e autosufficiente, se la cava da solo. La proposta Baucus non è ancora stata divulgata nei dettagli. Del resto, non c'è ancora un accordo nella 'banda dei sei', i senatori metà democratici metà repubblicani che, guidati dal presidente della Commissione, cercano il compromesso. I tre repubblicani ancora ieri sera non si sono impegnati e non hanno dichiarato accettabile il piano Baucus.

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