Mercoledì 09 Settembre 2009

Associazione donne iraniane: "Una farsa" ministre Ahmadinejad

Roma, 9 set.(Apcom) - "La donna che è diventata ministro in Iran può togliersi il velo? Può vestirsi come te, all'occidentale? Può divorziare da suo marito se vuole?". Risponde con delle domande provocatorie Manda Zand Ervin, fondatrice e presidente dell'Alleanza delle donne iraniane, conversando con i giornalisti sulle nomine delle donne a posti di rilievo nel nuovo governo di Mahmud Ahmadinejad. A margine della Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne promossa dalla presidenza italiana del G8 che si svolge oggi e domani alla Farnesina. "Ma suo marito invece può divorziare quando vuole", aggiunge. Ervin, donna minuta con gli occhi chiari, è tra le relatrici intervenute questa mattina all'evento. Il velo non lo porta, lei vive in America. A inizio settembre il Parlamento iraniano ha concesso la fiducia alla ginecologa Marzieh Vahid Dastjerdi, per diventare ministro della Salute del nuovo esecutivo guidato da Ahmadinejad. E' di due giorni fa, inoltre, la notizia che Ahmadinejad ha scelto un'altra donna per il posto di ministro dell'Educazione, dopo la bocciatura parlamentare della sua prima candidata. "E' solo una farsa - attacca Ervin - è teatro. Perchè se volessero veramente fare qualcosa contro l'oppressione delle donne, prima dovrebbero permettere loro di vestirsi come vogliono e cambiare le leggi contro le donne in Iran: dare loro la custodia dei figli. Dovrebbero cominciare da qui, se veramente volessero fare qualcosa per loro". La conferenza di due giorni si è aperta questa mattina con gli interventi del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del ministro degli Esteri Franco Frattini, padrone di casa, e del ministro delle Pari Opportunita' Mara Carfagna. In apertura ha preso la parola anche la centenaria Rita Levi Montalcini: "E' una gioia per me essere anora viva, per essere qui ad assistere a questa conferenza - ha detto la senatrice a vita - spero che abbia un vivo e meritato successo". La sala delle conferenza internazionali era gremita di donne: signore occidentali, africane, asiatiche, intente ad ascoltare le relazioni sulla violenza domestica, lo stalking, gli abusi, gli stupri. Pochissimi gli uomini presenti. Tra le relatrici, oltre all'iraniana Ervin, c'era Asha Rose Migiro, vice-segretario delle Nazioni Unite. E Marzia Basel con un velo verde in testa, magistrata dell'Afghanistan, secondo la quale la società afgana è "fortemente dominata dagli uomini" e che lavoare con le donne risulta difficile anche a causa della mancanza di sicurezza nel Paese. Marie France Hirgoyen, psichiatra francese, che ha sottolineato come le donne "accettino" le violenze in molti paesi, siano convinte che le botte del marito siano un fatto della vita. Assente invece Ayan Hirsi Ali, la scrittrice di origini somale, ex deputata olandese e sceneggiatrice di "Submission" (il film del regista ucciso Theo Van Gogh), la cui partecipazione era stata annunciata per la seconda parte dell'incontro. Domani la conferenza si apre con "La bambina negata", sulla violenza contro le minori. Intervengono l'avvocato yemenita Shada Nasser, la relatrice speciale del consiglio dei diritti umani dell'Onu per la prostituzione minorile e la vendita di bambini Najat M'jid Maala, il sottosegretario Eugenia Maria Roccella e il professore emerito di psicologia del dipartimento di studi femminili della City University di New York Phyllis Chesler. Previsto poi un dibattito sulle "Mutilazioni genitali femminili" con Kahdy Koita, presidente associazione Le Palabre, Elham Manea, politologa e scrittrice, Aldo Morrone, direttore istituto nazionale per la promozione della Salute delle popolazioni migranti, Margherita Boniver e Molly Melching, direttrice ong Tostan. Nel pomeriggio interverrà Elisabetta Belloni, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, e infine sarà il ministro Carfagna a chiudere la conferenza con la lettura delle conclusioni.

Cuc/Vep

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