Domenica 13 Settembre 2009

Biotestamento/ Iter riprende tra divergenze e ipotesi 'soft law'

Roma, 13 set. (Apcom) - Divergenze inconciliabili. Veri e propri scontri verbali. Ma anche inauditi ravvicinamenti dettati quando dal momento politico, quando dalla sincera consapevolezza che su certi temi non si può legiferare a colpi di maggioranza. E' lo sfondo sul quale riprende, martedì prossimo, il dibattito parlamentare sul testamento biologico. "Riprendiamo con il dibattito martedì e la discussione generale proseguirà anche mercoledì e giovedì della prossima settimana", afferma il presidente della commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palumbo (Pdl). "Gli iscritti a parlare sono 34 o 35". La lista dei deputati iscritti a parlare è stata chiusa prima della pausa estiva. Se un parlamentare non sarà presente al momento stabilito nel calendario perderà il turno. Si prevedono interventi di una decina di minuti a testa. Una volta stabilito se ci saranno audizioni - come chiede l'opposizione - e scelto il testo base - che per la maggioranza dovrebbe essere quello approvato al Senato mentre per l'opposizione dovrebbe essere un nuovo progetto di legge - la commissione voterà. "Spero che il testo arrivi in aula entro fine ottobre", ha detto Palumbo, che però contesta che ci sia una "accelerazione" dei lavori. "Procederemo senza né fretta, né intenzione di allungare i tempi". Approvato dal Senato a fine marzo sull'onda del caso di Eluana Englaro, e alla vigilia del congresso fondativo del Popolo della libertà, il ddl Calabrò - dal nome del primo firmatario del testo di Palazzo Madama - ha visto contrapporsi frontalmente due schieramenti, formati, da una parte, dalla maggioranza e dall'Udc e, dall'altra, dal resto dell'opposizione. Salvo qualche voto cattolico del Pd e qualche malumore 'laico' nel Pdl, la discussione non ha lasciato margine a defezioni e mediazioni ed il testo è stato approvato a spron battuto. Il presidente della Camera Gianfranco Fini si è subito smarcato dalla 'main stream' della sua maggioranza, stigmatizzando il rischio di uno "Stato etico" ed ha chiesto, nel corso dell'estate, una formulazione "meno dogmatica" della normativa. Gli ha risposto, a distanza, il presidente della Pontificia accademia per la vita, mons. Rino Fisichella, che ha invitato la maggioranza a evitare l'"autogol" che rappresenterebbe uno stravolgimento del testo del Senato. Posizioni che, da quando sono state presentate, non si sono modificate, ma si inseriscono in una geografia politica modificata dai mesi estivi. All'interno del partito di maggioranza il confronto tra Fini e Berlusconi è diventato incandescente. Al presidente della Camera ha risposto, tra gli altri, Maurizio Gasparri, secondo cui Fini sbaglia su "quasi tutto", biotestamento compreso. Se nella maggioranza sono scintille, Fini dialoga con l'opposizione. E che opposizione. Di fronte alla platea dell'Udc, la terza carica dello Stato ribadisce che è necessario evitare il confronto "muscolare" sul fine vita ed invita a superare la contrapposizione "becera, grossolana, antistorica" tra laici e cattolici. Cita De Gasperi, applausi scroscianti dalla platea. Per sondare il terreno d'incontro sul testamento biologico cita, poi, il catechismo della Chiesa cattolica. Gli risponde, piccato, l''Avvenire' ("Non è un prontuario di massime citabili fuori contesto"). E anche Pier Ferdinando Casini puntualizza: "Grazie a Fini ma non per la lezione di catechismo, piuttosto perché ha spiegato che difenderà i diritti di tutti i parlamentari". Sui rapporti tra Governo e Chiesa, intanto, continua a gravare l'ombra del caso Boffo, il direttore di 'Avvenire' che si è dimesso dopo gli attacchi del 'Giornale'. E' stato Silvio Berlusconi in persona a citare la ripresa dei lavori sul biotestamento a proposito dei rapporti con il mondo cattolico. Con il Vaticano, ha detto, c'è una "eccellenza di rapporti" che sarà "consolidata nei prossimi mesi con il testamento biologico". Lo stesso Berlusconi, peraltro, ha garantito la libertà di coscienza per i suoi parlamentari. Gli ha fatto eco, oggi, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto: "La libertà di coscienza non è agnosticismo di linea politica, ma rispetto per chi ha una linea diversa". In seno alla maggioranza, intanto, fioccano proposte alternative. Al meeting di Comunione e liberazione, ad agosto, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha proposto di stralciare la sola norma relativa al caso di Eluana Englaro - quella sulla nutrizione artificiale - per approvarla in tempi brevi, lasciando il resto dell'articolato ad una discussione più approfondita. Un'idea bollata come "orribile" dalla deputata del Pd Livia Turco. Nella fondazione di Fini 'Farefuturo' si insiste, invece, sulla necessità di un "disarmo ideologico" a favore di una "soft law" che si limiti a piantare alcuni paletti (no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico). "Se oggi adottiamo un testo così prescrittivo, è legittimo che, magari, la prossima maggioranza adotti un testo altrettanto prescrittivo ma che va contro la nostra coscienza e i nostri valori", mette in guardia Adolfo Urso. Il caso Boffo, intanto, produce le sue conseguenze anche sul fronte della Chiesa cattolica. Di certo, con l'uscita di scena di Dino Boffo si è indebolita, all'interno della galassia cattolica, la linea del cardinale Camillo Ruini, grande sostenitore dell'ex direttore di 'Avvenire' e capofila di una linea intransigente sulle tematiche della bioetica. Il Vaticano ha scelto il basso profilo. Monsignor Fisichella ha spiegato, di recente, che "questo è il momento in cui si deve parlare poco e agire e fare". Quanto allo specifico tema del fine vita, il presule, intervenuto ad una scuola di formazione del Pdl, a Gubbio, si è limitato a ribadire, in termini generali, "il rispetto per la vita e per la dignità della persona". Se la Santa Sede aveva fatto trapelare la propria soddisfazione per il testo approvato in Senato, oltre il Portone di bronzo, ora, c'è chi non esclude che una legislazione leggera, che riscuotesse ampi consensi, potrebbe essere la soluzione migliore. L'importante, per la Santa Sede, è prevenire sentenze analoghe a quella che ha permesso a Beppino Englaro di staccare la spina a sua figlia Eluana. In questo senso riscuotono interesse e apprezzamento tentativi di soluzione - come quelli approntati, nei mesi scorsi, da Rocco Buttiglione o da Francesco Rutelli - tesi a dare maggior peso al ruolo del medico senza, per questo, imporre al paziente interventi indesiderati. Quanto alla Conferenza episcopale italiana, sarà la prolusione del cardinale presidente Angelo Bagnasco ai lavori del prossimo consiglio permanente, il 21 settembre, a far capire l'orientamento dei vescovi italiani.

Ska

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