Afghanistan, lutto colpisce i piccoli paesi dei militari uccisi

Afghanistan, lutto colpisce i piccoli paesi dei militari uccisi Le comunità strette intorno alle famiglie colpite dalla tragedia

Afghanistan, lutto colpisce i piccoli paesi dei militari uccisi
Roma, 18 set. (Apcom) - Sono per lo più piccoli comuni quelli dacui provenivano i sei militari italiani uccisi oggi inAfghanistan. La notizia della loro morte si è abbattuta sullecomunità locali come un uragano. E mentre le famiglie si sonostrette nel dolore e nel silenzio, i sindaci hanno proclamato illutto cittadino.Il caporalmaggiore Matteo Mureddu, 26 anni, era di Solarussa, un paese di 2.500 anime in provincia di Oristano. I genitori ieri mattina si erano incollati davanti alla televisione non appena arrivate le prime notizie da Kabul. Poi davanti a casa loro si è fermata un'auto dell'esercito con a bordo il generale Sandro Santroni, del comando militare regionale, e hanno capito. A visitare la famiglia è andato anche il sindaco, Antonangela Secchi. "Non sono riuscita a dire niente - racconta - li ho soltanto abbracciati. Non ci sono parole, è incomprensibile per un genitore, un figlio morto a 26 anni in missione di pace, non è facile accettare. C'è molto dolore e amarezza. La madre di Matteo è mia coetanea. Ci incontriamo spesso e, parliamo dei figli, e lei era molto preoccupata per Matteo. Qui a Solarussa ora non possiamo far altro che proclamare il lutto cittadino".Matteo aveva già partecipato ad altre missioni e, oltre ai genitori, lascia anche una sorella e altro fratello, anche lui militare a Siena.Il lutto ha colpito anche Lubriano. Nel piccolo centro delviterbese abita infatti la famiglia del caporalmaggioreGiandomenico Pistonami. Aveva 26 anni, ed era un amico diAlessandro Di Lisio, il paracadutista ucciso in un altroattentato in Afghanistan lo scorso 14 luglio. Mitragliere inservizio sui mezzi blindati Lince, in una intervista avevaspiegato: "Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, hopiù campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare lemacchine che passano". Il posto del mitragliere, aveva spiegato,è soprannominato "il sedile della morte", perché era quello piùpericoloso. "Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali, masono tranquilli quando mi sentono tranquillo".Se lo sentiva che sarebbe successo qualcosa di brutto, invece,il padre di un altro dei militari uccisi, il tenente AntonioFortunato, 35 anni. Quando ieri mattina ha visto in televisione le prime immagini della tragedia ha pensato subito "là dentro c'è mio figlio". Lo ha confidato al sindaco di Tramutola, Ugo Salera, il piccolo paese del potentino in cui abita con la moglie. "Antonio - racconta Salera - credeva nel suo lavoro e ha percorso questa strada anche se i genitori erano contrari perché temevano per lui. Ultimamente il padre era molto preoccupato per gli attentati che si susseguivano. L'ultima volta Antonio è venuto questa estate, poco prima di partire per l'Afghanistan".Fortunato abitava con la moglie e il figlio di 7 anni in un piccolo paese della provincia di Siena, poco distante dalla caserma della Folgore, dove era di stanza. Era militare da 15 anni. Dopo la leva era stato 3 anni nei bersaglieri e, dopo il corso per ufficiali, era entrato direttamente nella Folgore. Era nato nell'ospedale di Lagonegro, in provincia di Potenza. A Tramutola è stato proclamato il lutto cittadino e sono state esposte le bandiere a mezz'asta. "E' un modo - sottolinea Salera - per onorare la memoria dei militari italiani caduti".Anche a Napoli bandiere a mezz'asta e lutto cittadino, proclamato dal sindaco Rosa Russo Iervolino, per il giorno in cui si svolgeranno i funerali. Dal capoluogo campano veniva, infatti, Roberto Valente. Il sergente maggiore, 37 anni, abitava nel quartiere di Fuorigrotta. Era tornato in Afghanistan dopo una licenza di 15 giorni. Il militare avrebbe dovuto rientrare definitivamente in Italia a novembre ed essere trasferito da Livorno a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Era sposato e aveva un bambino, Simone, di due anni. "Roberto era sereno - dice il suocero, Giovanni Giannattasio - perchè stava facendo il suo lavoro, ma era anche preoccupato perchè lì nessuno è tranquillo".A Sesto Fiorentino abitava invece il caporal maggiore Massimiliano Randino, 32 anni, con la moglie. Anche lì il sindaco ha proclamato il lutto cittadino. I genitori, originari di Cava de' Tirreni, abitano a Nocera Superiore. "Lo conoscevo bene - racconta il sindaco di Nocera Superiore, Gaetano Montalbano - era un ragazzo straordinario, innamorato della vita e del suo lavoro. Ci stringiamo intorno al dolore dei genitori, che però, voglio sottolineare, sono orgogliosi di avere un figlio così". Randino aveva un fratello e una sorella.E il lutto ha colpito anche il Salento. A Tiggiano, in provincia di Lecce, abita la famiglia di Davide Ricchiuto, 26 anni. Il giovane, che era nato a Glarus, in Svizzera, abitava ancora con i genitori quando non era in servizio. Era in Afghanistan da maggio. Il sindaco Ippazio Antonio Morciano ha proclamato due giorni di lutto cittadino. Non era la prima missione per lui, ma era la prima in Afghanistan. "Era un ragazzo straordinario - racconta Morciano - faceva tutto con passione e credeva nel suo lavoro. Veniva da una famiglia di umile origine, lui muratore e lei casalinga. Ora sono sconvolti dal dolore e vogliamo rispettare il loro silenzio".

© RIPRODUZIONE RISERVATA