Cinema/Lisbeth è tornata ne "La ragazza che giocava con il fuoco"

Cinema/Lisbeth è tornata ne "La ragazza che giocava con il fuoco" Dal 25 "Millennium" II. Michael Nyqvist: mi ispiro a Mastroianni

Cinema/Lisbeth è tornata ne La ragazza che giocava con il fuoco
Roma, 18 set. (Apcom) - Lisbeth Salander è tornata e questa volta per chiudere i conti con il passato. A pochi mesi da "Uomini che odiano le donne", da venerdì prossimo arriva nelle sale in oltre 250 copie distribuito da Bim "La ragazza che giocava con il fuoco", secondo capitolo tratto della trilogia "Millennium" di Stieg Larsson che ha venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo. Ancora atmosfere gelide, cupe, intrighi e suspense, ma anche differenze rispetto al primo film che fanno conoscere più da vicino l'intrigante protagonista. Il terzo ed ultimo, "La Regina dei Castelli di Carta", uscirà nella primavera 2010 e chiuderà il cerchio.Se "Uomini che odiano le donne" serviva a presentare il personaggio di Lisbeth (Noomi Rapace), questo secondo film è più dinamico: racconta l'inseguimento della ragazza sospettata di aver commesso tre omicidi e ci mostra il giornalista della rivista 'Millennium' Mikael Blomkvist a caccia della verità. E' lo stesso attore Michael Nyqvist, a Roma per promuovere il film, a spiegare la trilogia. "In un anno e mezzo abbiamo girato tutti e tre i film - ha detto - l'idea era di entrare nell'universo di Larsson così come l'aveva creato. Mentre il primo libro e il primo film raccontano un viaggio interiore in cui lettore e spettatore procedono insieme ai personaggi, negli altri due sanno più dei personaggi e la storia segue l'andamento del thriller tradizionale". Ciò ha significato anche un cambio di regia, da Niels Arden Oplev a Daniel Alfredson per gli ultimi due capitoli.Il film prende il via da un terribile omicidio che sconvolge la rivista "Millennium". Un giornalista e la sua compagna vengono brutalmente uccisi proprio quando stavano per pubblicare sconcertanti scoperte sul mercato del sesso in Svezia. Tutte le prove portano a Lisbeth, scomparsa da tempo, ma Blomkvist, che la conosce bene, è sicuro che la ragazza sia innocente. Per arrivare a lei prima della polizia il giornalista inizia una sua indagine parallela e scopre dettagli inquietanti sul suo passato. Internata da piccola in un istituto psichiatrico, vittima di violenze atroci, ora per Lisbeth è giunta l'ora della vendetta. Nulla, nemmeno il gigante biondo che non sente dolore o i fantasmi dell'infanzia possono fermarla.Il personaggio del giornalista ne "La ragazza che giocava con il fuoco" evolve e "diventa sempre più paranoico", ha spiegato Nyqvist. "Mi interesso molto al lato interiore dei miei personaggi, mi ispiro allo stile di Marcello Mastroianni che per me è stato uno dei migliori". Nyqvist in Svezia è tra gli attori più amati. Dieci anni fa ha avuto un incontro con Larsson quando recitava a teatro "Se questo è un uomo" di Primo Levi e venne minacciato da un gruppo di estremisti di destra. "Larsson fu uno dei primi a dialogare con questi gruppi estremisti - ha rivelato l'attore, tra i più amati e premiati in Svezia - ma fu un incontro breve. Mi piace "Millennium" per il suo impatto sociale e l'aspetto politico, condivido i principi morali del mio personaggio: è intelligente, tattico, un buon ascoltatore. Credo sia un alter-ego di Larsson in un certo senso. E' un donnaiolo, ma nel film abbiamo attenuato questo aspetto. Anche io, come lui, amo le donne, mi piace parlare con loro".Infine l'attore ha parlato della tipica "fredda atmosfera svedese" del film. "Da noi è tradizione mostrare la vita per quello che è - ha dichiarato - ma c'è anche la critica verso il sistema sociale e una sorta di senso di colpa dal dopoguerra in poi che si avverte nel cinema e nella letteratura di cui sembra non si debba parlare". Anche in Svezia c'è il dibattito sulla libertà di stampa o il giornalismo è libero come viene mostrato nel film? "All'inizio degli anni '70 - ha detto Michael Nyqvist - due giornalisti scoprirono una polizia segreta collegata al partito socialdemocratico. Fu uno shock. I reporter finirono in carcere e al partito non successe nulla. Da allora anche da noi si è aperto un dibattito su questo argomento".

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