Sabato 03 Ottobre 2009

Ricerca/ La nuova povertà è quella alimentare, allarme al Sud

Roma, 3 ott. (Apcom) - In Italia ci sono oltre 3 milioni e mezzo di persone che non hanno abbastanza soldi per un'alimentazione adeguata. Altro che carne, pollo e pesce almeno ogni due giorni. Il dato emerge dalla ricerca realizzata dalla Fondazione per la sussidiarietà, curata dal pro rettore della Cattolica Luigi Campiglio. L'indagine, riportata oggi dal Corriere della Sera, per le prima volta calcola la soglia di povertà alimentare e che i dati non sono il frutto di fredde statistiche, ma di quanto emerso dalla Rete della Fondazione Banco alimentare, che ha 8 mila enti sparsi sul territorio che aiutano direttamente 1.5 milioni di indigenti. Secondo quanto riportato dal Corsera, una famiglia di due persone viene considerata povera se ha una spesa di cibo e bevande, in media, inferiore a 222,29 al mese che oscilla che oscilla, a seconda delle differenze tra regione e regione, dai 195 euro in Sicilia ai 255 in Trentino Alto Adige. Il problema riguarda tutta la popolazione ma è più concentrato nel Sud. Colpisce in modo più drammatico bambini e giovani, gli anziani e le persone sole. La fascia d'età, 35-39 anni, è in grande difficoltà: sono i separati che non possono permettersi, dopo aver pagato l'affitto, anche un pasto "come si deve". Non se la passano bene neanche gli anziani, specie nel Meridione. "Il rapporto vuole essere uno strumento di lettura e di suggerimento - dice al Corsera Marco Lucchini, direttore della Rete del Banco alimentare - E un aspetto fondamentale che emerge dall'indagine per affrontare l'indigenza, per esempio, è il fattore tempo. Più rapido è il soccorso meglio si evita che una situazione di rischio di povertà temporanea, causata per esempio dalla perdita di lavoro, si aggravi e diventi di più difficile soluzione". Red/Nav

MAZ

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