Lodo Alfano/ La difesa in udienza:Il Premier è Primus super pares

Lodo Alfano/ La difesa in udienza:Il Premier è Primus super pares Giudici in Camera Consiglio:conto alla rovescia per la decisione

Roma, 6 ott. (Apcom) - Il presidente del Consiglio è un "primus super pares" e quindi, seppure la legge è uguale per tutti, non a tutti si applica allo stesso modo, in particolar modo al capo del governo, che "è investito del suo ruolo dalla sovranità popolare" e che quindi, di fatto, non può perdere tempo a difendersi in un processo, perché quello sì che sarebbe "un vulnus costituzionale" e non già una legge che ne rimanda gli impegni giudiziari a fine mandato, che invece è "un edificio costituzionalmente saldo". Questa dunque la linea di difesa che gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, hanno scelto per difendere il lodo Alfano di fronte ai 15 giudici della Corte Costituzionale, riuniti questa mattina in udienza pubblica e chiamati forse già dalle 17,30 di oggi pomeriggio, in camera di consiglio, a decidere delle sorti del lodo Alfano, scudo per le quattro maggiori cariche dello Stato e legge le cui sorti tengono tutto il mondo politico con il fiato sospeso.Tutto è cominciato questa mattina alle 9,30, quando il presidente della Consulta Francesco Amirante ha dichiarato aperta l'udienza e ha dato la parola al collega Franco Gallo, per esporre la relazione sul ruolo. Primo punto segnato dalla difesa del lodo ancor prima delle arringhe degli avvocati. La Corte, dopo 20 minuti di camera di consiglio, ha infatti dichiarato inammissibile la richiesta di costituzione in giudizio presentata dalla procura di Milano, accorsa a dar man forte ai 'colleghi' del tribunali di Milano, ricorrenti contro il lodo Alfano per il processo all'avvocato d'affari David Mills e per un altro processo su una faccenda di corruzione relativa a Mediaset, processi che vedono sul banco degli imputati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questo, secondo l'avvocato Francesco Pace, difensore dei pm di Milano alla Consulta, "ha aperto spiragli a che la sentenza su questa norma ribalti la precedente" sul lodo Schifani e che quindi la Corte Costituzionale giudichi inammissibili i ricorsi presentati nei confronti del lodo Alfano. "Vedo negativamente - aggiunge - l'inammissibilità della nostra costituzione in giudizio ma, d'altra parte, se questi giudici sono riusciti a fare la sentenza che hanno fatto sul caso Abu Ammar (fu dato torto alla Procura di Milano e mantenuto il segreto di Stato sugli atti riguardanti le extraordinary redention, ndr.) possono fare tutto".Una volta liquidata la questione pm Milano, i giudici hanno ascoltato per oltre un'ora gli avvocati della 'difesa' del lodo Alfano difenderne i pregi e soprattutto la costituzionalità. Primo a parlare è stato Niccolò Ghedini. "La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione", ha spiegato l'avvocato, sottolineando che, con il lodo Alfano, "è stato realizzato, con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente". Più incisivo il collega Gaetano Pecorella. "Con le modifiche apportate alla legge elettorale - ha aggiunto Pecorella -, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri ministri, ossia non è più 'primus inter pares', ma deve essere considerato primus super pares", perché "oggi non è più soltanto titolare del potere di direzione impulso e coordinamento del Cdm" ma ha poteri e prerogative specifiche. Inoltre "oggi la legge elettorale prevede che i partiti depositino il nome del capo della coalizione e che quindi ferme le prerogative del Capo dello Stato il premier oggi riceva un'investitura diretta dalla sovranità popolare".Infine, è stato l'avvocato Piero Longo a spiegare perché, a parere del collegio difensivo, il Lodo Alfano non è un'immunità. L'attuale legge, infatti, "come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili". In particolare, la sospensione della prescrizione "esorcizza l'ipotesi falsificante secondo cui con la sospensione del processo si avrebbe lo stesso risultato di un immunità". Nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo, con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del premier, ha chiosato l'avvocato, sarebbe per lui impossibile svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di "dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale", tanto più se i processi sono "aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti".Da ultimo è intervenuto l'avvocato dello Stato Glauco Nori, autore di una memoria difensiva nella quale si paventavano le dimissioni del premier in caso di bocciatura del lodo da parte della Consulta. "E' stato detto - ha esordito stamattina Nori in Aula - che si sarebbe tentato di condizionare la Corte costituzionale: l'Avvocatura dello Stato ha difeso una norma prodotta legittimamente dal Parlamento, che lo Stato ha il dovere di difendere". "La Corte - ha aggiunto l'avvocato - non è condizionabile: è singolare - aggiunge in merito alle polemiche sollevate dalla sua relazione - che le osservazioni fatte provengano da fonti anche autorevoli". Insomma, secondo Nori ci sono state "interpretazioni fantasiose", soprattutto quando si è parlato di 'danni irreparabili' che sarebbero scaturiti dalla mancata conferma del lodo Alfano. I danni irreparabili, ha detto l'avvocato, "sarebbero quelli che avverrebbero qualora un premier trascurasse impegni di governo".Una volta terminati gli interventi degli avvocati, i giudici hanno dichiarato chiusa l'udienza e si sono concentrati sugli altri 5 ruoli all'ordine del giorno della seduta di oggi. Nel pomeriggio, attorno alle 17,30, una volta esaurita la trattazione di tutte le cause previste per oggi, i giudici si sono chiusi in camera di consiglio. Incertezza assoluta, dunque, su quando verrà pronunciata una decisione della consulta sul lodo. Fonti interne alla Consulta facevano infatti notare che "è verosimile2 che i giudici affrontino prima le altre cause discusse in mattinata, sicuramente meno complesse del lodo, e poi si dedichino a quest'ultima norma. Regole scritte, però, non ce ne sono e quindi il tutto è affidato alla discrezionalità dei giudici stessi.

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