Mercoledì 14 Ottobre 2009

Made in Italy/ Viaggio in Arabia Saudita: parlano imprenditori

Riad, 14 ott. (Apcom) - Turismo, infrastrutture, università, formazione, tecnologia dell'ecologia. L'Italia come Sistema paese deve aiutare gli investimenti in Arabia Saudita, terra di opportunità crescenti: lo ha promesso a Riad il ministro degli Esteri Franco Frattini agli imprenditori italiani - alcuni in loco da molti anni, altri giunti per l'occasione della X Commissione mista fra i due paesi. L'Italia è già il primo paese europeo per interscambio con Riad (7,5 miliardi di euro l'anno), eppure di spazio ce ne è tantissimo anzi la collaborazione in certi settori è embrionale. Angelo Sanna, `country manager' per la Techint, vive in Arabia Saudita dal 1978 e chiede al ministro Frattini più sostegno da parte proprio del "sistema paese", soprattutto per le PME, lamentando la storia assenza a Riad sia della Confindustria, sia delle banche italiane che potrebbero dare la liquidità necessaria agli investimenti. "Le opportunità sono infinite, soprattutto a livello di infrastrutture" dice Sanna pensando agli investimenti dei grandi gruppi privati locali nelle `economic cities' che re Abdullah sta facendo sorgere nel paese, gigantesche cattedrali dedicate a varie branche della scienza. La prima - che porterà, ovviamente, il nome del monarca - sorgerà vicino a Gedda e sarà pronta nel 2020. "Si parla di investimenti per 100 miliardi di dollari per una città che nasce dal nulla" osserva Sanna. "Si può fare di tutto dalle fogne al casinò alla scuola, ai lampioni, alle cabine telefoniche... Le piccole aziende, soprattutto quelle monoprodotto, hanno tantissimo da fare". E ricorda un sogno di lunga data, la compartecipazione di una banca italiana in un istituto di credito saudita. La visita di una delegazione di Confindustria non è ancora all'orizzonte, ma è in programma un viaggio a Riad del ministro per le Attività produttive Carlo Scajola. Intanto Frattini incita gli atenei italiani a farsi largo nelle nuove strutture di ricerca che sta creando il re. La King Abdullah University vicino a Gedda è di recentissima inaugurazione ed è il primo ateneo misto in Arabia Saudita. Un centro di eccellenza secondo Marco Missaglia, docente di economia internazionale all'Università di Pavia. Missaglia è a Riad perché l'ateneo pensa a un progetto di ricerca in congiunzione con le università saudite e chiede un sostegno politico "per fare sistema anche sulla regionalizzazione". Pavia infatti, ci spiega, ha già due progetti avviati nei Territori palestinesi: uno "all'università di Betlemme, inizialmente con il contributo della Cei perché è l'unico ateneo cattolico dei Territori, per un master in Cooperazione Internazionale, il MICAD, che forma operatori dell'Onu e delle Ong. L'altro è un progetto di ricerca congiunta con Betlemme, Nablus e l'ateneo di Bir Zeit a Ramallah". E infine, fra questi prodigi della costruzione economica e culturale, l'Arabia Saudita ha anche molto da offrire in termini di passato nel settore turistico. Anche questo è agli albori, spiega Eleonora Bertuzzi della milanese Berteltravel: pochi i giovani sauditi che si avventurano in Italia al di là delle elite dei principi e dei finanzieri, pochi gli italiani che sbarcano nel regno. "La cosa più importante è l'informazione: servono pubblicità e incontri mirati per informare questi ragazzi di quello che succede in Italia", mentre invece "vanno in Malesia o a Bangkok o in altri paesi". E per portare gli italiani fin qui, perché "L'Arabia saudita è un museo all'aperto fra lo Yemen e la Giordania. Le carovane che portavano l'incenso dallo Yemen fino a Petra attraversavano il deserto. Ci sono tombe e incisioni ovunque che ne raccontano la storia". Il turismo qui è ancora limitato "perché nessuno lo conosce e si pensa che sia un paese senza sicurezza". Soprattutto per le donne barricate dietro i lunghi abiti neri obbligatori in pubblico. Ma. "io ci vivo da 5 anni e come donna sola non ho avuto mai nessuna difficoltà".

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