Lunedì 19 Ottobre 2009

Ru486/ Via libera Aifa, conto alla rovescia per la vendita

Roma, 19 ott. (Apcom) - Conto alla rovescia per la vendita della pillola abortiva Ru486, salvo prossimo intervento di Parlamento o Governo che ne decreti uno stop o una limitazione d'uso. L'Agenzia Italiana del Farmaco, come ampiamente previsto, ha dato oggi il via libera alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento che consente la commercializzazione della pillola abortiva, già in vendita in altri Paesi europei. Il cda dell'Aifa ha infatti dato in questo senso mandato al Direttore Generale dell'Agenzia del Farmac, Guido Rasi.La pubblicazione in Gazzetta del Provvedimento dovrà ora avvenire nei prossimi trenta giorni. Oggetto del provvedimento autorizzativo, al netto del rispetto dei diversi adempimenti previsti, è il farmaco Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne. "La pillola abortiva - ha assicurato oggi il professor Rasi non presenta rischi dal punto di vista farmacologico e scientifico" e soprattutto in Italia si avranno meno problemi rispetto agli altri paesi che hanno introdotto l'aborto chirurgico, perchè "abbiamo ristretto il campo di applicazione e in Italia si potrà assumere la pillola abortiva solo entro la settima settimana. Presa entro questi tempi di gestazione non ci sono rischi quindi non c`erano motivi per non autorizzarla, considerando che comunque non potevamo farne a meno in virtù della procedura di 'mutuo riconoscimento europeo'". Le opposizioni di sinistra salutano il nuovo passo in avanti verso la commercializzazione della Ru486 come "un fatto importante e positivo - afferma l'ex ministro Pd della salute Livia Turco - per le donne e per il Paese". Di segno contrario, la posizione del Governo che non esclude prossimi interventi. "La legge 194 sull`interruzione di gravidanza - avverte il sottosegretario al Welfare con delega alla Bioetica Eugenia Roccella - rende impossibile l`aborto a domicilio. Ci può essere compatibilità fra la normativa italiana e la Ru486 solo se l`intera procedura abortiva viene praticata in una struttura pubblica, con le garanzie sanitarie offerte dalla permanenza in ospedale". In particolare, "non si tratta quindi - avverte la rappresentante del Governo all'indirizzo degli operatori sanitari- di modalità che possano essere decise dai singoli medici, Asl o regioni, ma che devono essere uniformi sul territorio nazionale".

Red/Pol

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