Lunedì 26 Ottobre 2009

Calcio/ Capello: Io unico italiano che non sogna panchina azzurra

Roma, 26 ott. (Apcom) - Fabio Capello ha ribadito che il suo sogno, "ora trasformato in realtà", è sempre stato quello di allenare la nazionale inglese, "cercare di portare questa squadra ad altissimo livello rappresenta la vera sfida", confermando di non essere "mai stato eccitato all'idea" di poter guidare un giorno la nazionale italiana. "Lo ha detto un dirigente della federazione, io sono l'unico su 57 milioni di italiani che non vuole allenare l'Italia", ha detto oggi Capello, arrivato a Coverciano per presenziare ad un seminario giornalistico dell'Ussi. Il tecnico friulano ha quindi confermato la sua idea sul declino sociale del calcio italiano: "Dall'estero ammirano i nostri risultati, ma quando si vedono gli stadi mai pieni si capisce che c'é qualcosa che non va. Occorrerebbe somministrare al malato la medicina giusta". Ovvero? "In Spagna attorno alle partite c'é ordine e disciplina, le squadre arrivano in pullman in mezzo alla gente, in Inghilterra più che mai, in Italia invece le leggi non vengono applicate. Vietano le trasferte ai tifosi e per colpa degli ultrà ci rimettono i bambini e le famiglie. Occorrono decisioni drastiche e vanno applicate le leggi al meglio". Chiarito poi anche l'episodio del vassoio lanciato contro un muro per avere visto un giocatore della nazionale inglese usare il telefono cellulare durante il pranzo, in spregio ad uno dei divieti più cari a Capello: "Non è andata esattamente così. Io sono entrato in ritardo in sala da pranzo, dove c'era come al solito il buffet dove i giocatori si servono con le portate calde chiuse da coperchi pesanti. Io ho visto dei giocatori che usavano il telefonino e li ho ripresi, gli ho fatto notare che loro non sono operatori di borsa e non perdono sterline se rinunciano ad usarlo almeno durante il pranzo. Mentre parlavo uno dei coperchi delle portate è caduto facendo un gran rumore, di quì è nata questa leggenda del vassoio lanciato contro il muro". E se poi si passa per sergente di ferro, poco male. "In un gruppo lavorano una quarantina di persone, tra staff e giocatori, poi ci sono anche i camerieri e chi ruota attorno alla squadra. E in questa situazione tutti devono portare rispetto verso gli altri". Simile al discorso di Jose Mourinho sulle cattive abitudini dei giovani calciatori. "Diverse persone sono chiamate alla loro educazione, dagli allenatori, alle famiglie, ai procuratori", ha detto Capello. "Purtroppo un errore grave è pensare di essere arrivati appena si è cominciato".

CAW

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