Lunedì 26 Ottobre 2009

Pd/ Mercoledì Capigruppo rimettono mandato a Bersani,si tratta

Roma, 26 ott. (Apcom) - Poco più di quarantotto ore dopo l'elezione popolare a segretario grazie alle Primarie e Pierluigi Bersani, congedati oggi gli artigiani di Prato, avrà sul tavolo le due pratiche più delicate e urgenti. Sotto il profilo dei rapporti con le altre forze di opposizione, sembra intenzione del neosegretario avviare subito un giro di incontri e consultazioni con tutti i leader delle forze non berlusconiane: Udc, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, Verdi, Pdci, Prc. Sotto invece il profilo dei nuovi equilibri interni, le prime decisioni non si faranno attendere. Secondo quanto si è appreso,infatti, i capiugruppo in carica Anna Finocchiaro e Antonello Soro sono intenzionati a convocare già mercoledì le assemblee in parallelo di senatori e deputati per annunciare la rimessione del loro mandato di Presidenti nelle mani del nuovo segretario Pierluigi Bersani. Da quel momento le danze saranno aperte. E molto -per non dire tutto- dipende dal chiarimento fra Bersani e l'uscente-sconfitto Dario Franceschini, circa il tipo e il modello di "unità del partito" ieri sera da tutti e tre i protagonisti delle primarie assicurato ma che ora deve tradursi in fatti e decisioni. Un conto è infatti se Franceschini e 'veltroniani' accetteranno di partecipare alle condizioni del segretario alla cogestione del partito a cui già ieri sera Bersani ha chiamato le diverse anime del Pd. Un altro è se invece sceglieranno un profilo diverso, più da 'minoranza interna' di controllo e alternativa, posto che il partito che Bersani si accinge a guidare - a partire dalla fine dell'autosufficienza veltroniana- è assai diverso dal modello che Franceschini ha proposto nella sua campagna elettorale. La scelta sembra destinata a fare la differenza fra l'avere o meno la scelta fra i propri esponenti di uno dei due nuovi capigruppo parlamentari. I tempi per le decisioni, assicurano da parte del Nazareno sia dagli uffici del segretario uscente che da quelli del segretario eletto ieri notte, non saranno lunghi. La 'dead line' viene considerata l'assemblea nazionale del 7 Novembre. Ma tanto Franceschini che Bersani sembrano interessati a chiudere la partita interna molto prima, onde evitare che l' 'effetto rivitalizzante primarie' venga offuscato o, peggio, disperso da estenuanti e poco popolari trattative interne. Quanto al finale della partita è ovviamente presto per dare per certe soluzioni. Di certo c'è che solo se Franceschini accettasse una piena quanto poco probabile piena 'cogestione' del partito secondo la linea bersaniana si potrebbe aprire per lui la poltorna di capogruppo-speacker del Pd alla Camera. In questo quadro è data per probabile la permanenza di Anna Finocchiaro a capogruppo in Senato, con Rosy Bindi alla Presidenza del partito e Antonello Soro al posto della Bindi, vice di Fini a Montecitorio. Ma fonti ben informate del Pd assicurano che sono in molti, a partire dagli uomini più vicini a Massimo D'Alema, a sconsigliare una soluzione che offra a Franceschini o comunque alla 'neo-minoranza' la Presidenza del gruppo della Camera, sottolineando come sia quella da cui in questa legislatura si tratta con Fini, Casini, Di Pietro che tutti a Montecitorio risedono. E rivendicare la poltorna ora occupata da Antonello Soro per una figura di stretta fiducia del segretario, lasciando semmai ai 'franceschiniani' la presidenza del gruppo del Senato. In questa ipotesi è di nuovo Rosy Bindi in pole position per una staffetta con Soro ai piani alti di Montecitorio, con buone chanche per Anna Finocchiaro di diventare la prima presidente donna del Pd e Luigi Zanda, franceschiniano in buoni rapporti con molti, presidente dei senatori. Tanti, si diceva, a sconsigliare Bersaniper un ruolo di grandissima visibiolità al suo avversario. Almeno quanti, soprattutto fra i veltroniani di più stretta osservanza, sarebbero oggi a sconsigliare Franceschini dall'accettare qualsivoglia ribalta di primo piano nella nuova leadership collegiale targata Bersani. Fin qui, però, i 'consiglieri. Perchè a guardarsi negli occhi per farsi domande e darsi risposte dovranno essere stavolta solo Bersani e Franceschini. E c'e' chi non esclude (o spera) che alla fine la soluzione potrebbe difficilmente essere identificabile come di soddisfazione 'dalemiana' o, di contro, 'veltroniana'.

Tor

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