Domenica 01 Novembre 2009

Rutelli lascia il Pd: Mai nato. Bersani: Noi facciamo cosa nuova

Roma, 1 nov. (Apcom) - Addio al Pd. Subito e "con dolore". E' il giorno di Francesco Rutelli, quello in cui annuncia dalle colonne del Corriere della Sera la sua uscita dal Partito democratico "che non è mai nato" e quello in cui l'ex leader della Margherita si ritrova "unito da un'idea dell'Italia" con il presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Uniti da posizioni moderate, liberali e popolari Rutelli e Casini si ritrovano a un convegno organizzato da Liberal, a Palazzo Wedekind e non c'è dubbio che vi sia una concordanza piena nella critica alla Lega Nord che "erode le fondamenta dell'unità del paese". Vicino, al Tempio di Adriano, c'è Massimo D'Alema, candidato dai socialisti europei al ruolo di ministro degli Esteri Ue, a parlare di finanza ed etica e soprattutto di "governance globale" e di un "posto a tavola per l'Ue". Rutelli evita di incontrarlo anche quando Casini, prima che i lavori inizino, lo invita a "prendere un caffè con D'Alema", in un bar vicino ai due convegni. Rutelli preferisce declinare l'offerta. Poi, davanti alla platea, l'ex democratico spiega cosa lo ha fatto avvicinare a Casini: "Ci unisce - dice - un'idea d'Italia, condividiamo cosa fare per il nostro paese e per la nostra patria. E' un programma di Governo che diventa cultura politica ed è una cultura politica che diventa programma di governo". Nel suo partito Rutelli non si trovava più. "Non ho nulla contro il Pd di sinistra - sottolinea - ma non può essere il mio partito", perchè la "socialdemocrazia non ha alcuna possibilità di parlare ai contemporanei". Intanto nel pomeriggio si tiene a Roma una riunione dei promotori del manifesto per il "cambiamento e il buongoverno" presentato dallo stesso Rutelli con all'ordine del giorno l'organizzazione del nuovo movimento e le prime iniziative. A Rutelli ribatte il segretario del Pd Pierluigi Bersani che si dice "dispiaciuto" per la sua dipartita ma sottolinea che il Pd non guarda al passato: "A me spiace ma noi stiamo cercando di fare il bambino nuovo, come ci hanno detto di fare tre milioni di persone. Noi non facciamo cose antiche". Rivendica la spinta e la legittimazione ricevuta dal popolo delle primarie l'ex ministro Barbara Pollastrini che, al di là del "rispetto" per Rutelli, bacchetta alcune espressioni usate nell'intervista: "Lasciamo dunque stare - è l'invito dell'ex diessina - caricature offensive per quei tre milioni di cittadini che, solo una settimana fa, hanno ribattezzato il Pd sotto la spinta di una grandissima partecipazione". Non mancano critiche aspre a Rutelli. Arturo Parisi osserva: "Il braccio alzato di Rutelli ci dice certo della sua esistenza e della sua scontentezza, ma niente sulla luna che vorrebbe indicare". Dalle fila del governo il portavoce del Pdl Daniele Capezzone sottolinea che con tutto il rispetto per il dialogo tra Casini e Rutelli "va ribadito che c'è una conquista degli ultimi quindici anni a cui gli italiani non intendono rinunciare: è un chiaro e forte bipolarismo".

Vep

© riproduzione riservata