Domenica 01 Novembre 2009

Governo, Berlusconi: Se mi condannano non mi dimetto

Roma, 1 nov. (Apcom) - Venerdì l'apertura a Massimo D'Alema, la tentazione di svelenire il clima politico. Oggi un affondo durissimo, una promessa che farà discutere: Anche se mi condannano, non mi dimetto. Silvio Berlusconi, intervistato da Bruno Vespa, affronta lo spinoso argomento dei processi a suo carico, ripartiti dopo la bocciatura del Lodo Alfano. Il Cavaliere premette "Ho fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti". Poi però aggiunge: "Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto". Il premier non si limita a giurare che andrà comunque fino in fondo, ma interviene anche nel merito del processo Mills: "E' una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione". Per Berlusconi, d'altra parte, il Presidente del Consiglio subisce una campagna internazionale "partita da 'Repubblica' e l''Espresso', per gettare fango su di me". La sortita del presidente del Consiglio viene liquidata con ironia dal segretario del Pd Pierluigi Bersani: "Il premier non si dimetterebbe? E' una prova di grande sensibilità", si limita a dire a margine di una festa in suo onore a Piacenza. Sullo sfondo, com'è ovvio, resta la trattativa per D'Alema 'Mister Pesc'. E' sempre Bersani a intervenire: Sarebbe "strabiliante" se il governo italiano non appoggiasse la candidatura dell'ex premier perché "naturalmente per l'Italia sarebbe una cosa di grandissimo prestigio". Certo, ipotizzare da ora un clima di dialogo tra maggioranza e opposizione è prematuro, sottolinea il neo segretario democratico: "Stiamo fai fatti. C'è una grande novità per l'Italia e cioè che a livello europeo è stata avanzata la candidatura di D'Alema, assieme ad altre, per una posizione rilevantissima che riguarda la politica estera dell'Europa". Il diretto interessato, dal canto suo, non si sbilancia e prova a minimizzare la portata 'interna' della trattativa, invitando a leggere la partita con lenti continentali: La scelta del prossimo ministro degli Esteri Ue "non è una questione tra Berlusconi e D'Alema, perchè è una partita molto difficile e ci sono molti candidati. Leggendo i giornali italiani sembra che si decida tutto qui, e invece no, ci sono 27 paesi membri. Adesso vedremo, saranno giornate complicate e meno ne parliamo, meglio è. E' una corsa con molti candidati anche molto autorevoli". Per D'Alema rappresenta "una cosa normale" l'appoggio dell'esecutivo italiano a un esponente dell'opposizione. Comunque, aggiunge, "dò atto al governo di essersi comportato esattamente come ci si comporta negli altri paesi europei. Questo è un fatto molto positivo". Il leader radicale Marco Pannella, intanto, scherza sul rapporto tra 'Silvio e Massimo': "Finalmente è evidente a chi vuol vedere una grande coppia del regime italiano: quella Berlusconi-D'Alema. Quella della coppia fissa Berlusconi-D`Alema è una storia ufficiale, non di gossip, che i radicali documentano da tempi insospettabili".

Tom

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