Domenica 26 Aprile 2009

Febbre suina;In Italia no rischi per salute,ma si teme la psicosi

Roma, 26 apr. (Apcom) - In Italia non c'è nessun rischio a consumare carne di maiale, sia cotta sia sotto forma di insaccati: il rischio di venire contaminati dalla febbre suina è praticamente pari a zero e si può stare tranquilli. A correre rischi non è la salute degli italiani, ma piuttosto i lavoratori e le aziende del comparto, che rischiano di essere messe in ginocchio dall'effetto psicosi, come già avvenuto con il fenomeno mucca pazza prima e con l'aviaria dopo. A garantire che la bistecchina di maiale in padella non fa male è il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, che si dice "tranquillo" e ricorda che l'Italia ha comunque già pronte 40 milioni di dosi di farmaci anti virali, gli stessi con cui si stanno trattando con buoni risultati i casi di contagio in America e che si sta "studiando una strategia vaccinale". In ogni caso, il ministero ha già attivato l'Unità di crisi sull'influenza da suini, composta da quattro-cinque esperti, che lavora in contatto costante con le autorità sanitarie internazionali per monitorare la situazione. Secondo le associazioni di categoria e il Ministero in Italia il rischio di contagio è "al momento trascurabile", sia perchè l`Italia non importa suini vivi da quelle zone sia perchè i casi influenzali umani nord americani rappresentano fenomeni di contagio interumano. La Coldiretti ricorda che l`Italia dal Messico non importa carne fresca, congelata o suini vivi da almeno dieci anni, mentre la Cia dichiara che gli allevamenti nazionali di maiali "sono sicuri, la rete sanitaria funziona perfettamente e i controlli sono rigorosi". Anche il Consorzio del Prosciutto di Parma rassicura i consumatori: il crudo di Parma è un prodotto a denominazione di origine protetta sottoposto a un rigido disciplinare e a una lunga stagionatura in grado di inattivare qualsiasi eventuale agente virale presente nella carne fresca. Ma, anche la Commissione Ue spiega che "non vi sono al momento sono casi riscontrati di contagio da febbre suina negli Stati dell'Unione", l'effetto psicosi inizia a farsi sentire. In Francia due i casi sospetti di influenza suina segnalati, entrambi in viaggiatori provenienti dal Messico e ora sotto osservazione. Tre quelli segnalati in Spagna, anche qui tutte persone tornate da un viaggio a Città del Messico e che accusano i sintomi dell'influenza, tutti e tre sono in osservazione e in isolamento. E anche l'Italia ha avuto il suo primo 'falso allarme', per la precisione a Roma: un uomo,proveniente dal Messico, avendo riscontrato dei sintomi simili a quelli dell'influenza (mal di gola, tosse secca, mal di testa, dolori muscolari) si è recato allo Spallanzani dove è stato ricoverato ieri sera per accertamenti, ma è risultato negativo al test della Pcr, la reazione della polimerasi a catena che rileva la presenza del virus dell'influenza suina. Per lui, solo una semplice e più banale influenza. Intanto, la Farnesina ha sconsigliato a tutti i cittadini italiani di recarsi nelle aree del Messico interessate dal contagio dell`influenza da suini: "A meno di motivi improrogabili si consiglia ai viaggiatori - suggerisce il Ministero - che intendano recarsi nelle zone sopra indicate di rinviare i propri programmi di viaggio in attesa che la situazione sanitaria locale torni alla normalità". Per chi avesse già prenotato o pagato un viaggio in Messico, le associazioni dei consumatori sono già scese in campo per avvertire i cittadini dei propri diritti: le agenzie e i tour operator non devono applicare nessuna penale per la disdetta dei viaggi. Il vero rischio, al momento l'unico, di questa possibile, eventuale, futuribile pandemia, è che torni lo spettro della mucca pazza e dell'aviaria, il fantasma di aziende del comparto messe in ginocchio, di lavoratori in cassa integrazione, di banchi del supermercato vuoti, di politici e vip che su tutti i media si affannano a addentare cosce e petti di pollo: è l'effetto psicosi, quello più temuto perchè più incontrollabile. A tirare lo scheletro fuori dall'armadio la Coldiretti, che ricorda quelle " paure ingiustificate che nel passato, per situazioni analoghe, hanno provocato senza ragione una psicosi nei consumi che è costata migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro al sistema produttivo, con perdite stimate di 2 miliardi per la mucca pazza nel 2001 e di mezzo miliardo per il pollame con l'aviaria nel 2005.

Apa

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