Venerdì 01 Maggio 2009

Fiat, accordo fatto con Chrysler. Marchionne: momento storico

Roma, 1 mag. (Apcom) - È arrivato in extremis lo "storico" accordo tra Fiat e Chrysler per una "alleanza strategica globale", primo passo nel riassetto del panorama automobilistico internazionale. L'intesa, annunciata dal presidente americano Barack Obama in diretta mondiale, passerà da un fallimento 'pilotato' della casa di Detroit che, ripulita dai debiti, ripartirà con il Lingotto al 20% del suo capitale (e la possibilità di conquistare il 51% dal 2013). Torino, in cambio, fornirà alla Chrysler piattaforme e tecnologie, ma - oltre alla possibilità di accedere al mercato nordamericano con i suoi modelli (la 500 e l'Alfa Romeo in primis) - potrà nominare da subito 3 componenti del nuovo consiglio di amministrazione di Detroit. L'accordo - dopo il tentativo fallito di nozze Fiat-Chrysler alla fine degli anni 80 - ha suscitato l'entusiasmo dell'amministratore delegato Sergio Marchionne, che non ha esitato a definire l'operazione "un momento storico per la Fiat e per tutta l'industria italiana". L'alleanza strategica è arrivata al termine di settimane di trattative serrate, anche per consentire il salvataggio della casa di Detroit nei termini fissati dal governo Usa, e suggella l'intesa preliminare firmata a gennaio. Nonostante l'intesa con i sindacati nordamericani e la maggioranza dei creditori, la minoranza dei creditori ha rifiutato l'accordo e non è stato quindi possibile evitare il fallimento della Chrysler. Il ricorso al Chapter 11 della procedura fallimentare Usa sarà però 'chirurgico': ci sarà infatti una "cessione accelerata" di quasi tutti i beni di Chrysler a una Newco, un'opzione "considerata la più efficace per la ristrutturazione del proprio debito". In attesa delle autorizzazioni necessarie, la casa americana riceverà ulteriori finanziamenti dal Tesoro Usa e dal Canada e, al momento del closing, la nuova Chrysler sarà proprietaria "sostanzialmente" di tutti i beni della vecchia società, "con l'esclusione di determinati debiti e altre passività". La nuova Chrysler potrà così ripartire con un capitale formato al 20% dal Lingotto, al 55% dalla Veba (l'associazione dei lavoratori) e al 10% dal Tesoro Usa e dal governo di Ottawa. Entreranno quindi in vigore i nuovi contratti collettivi siglati con i sindacati (con forti sacrifici per i dipendenti), mentre la società beneficerà di un finanziamento di 6,5 miliardi di dollari da Washington. Torino avrà un ruolo importante anche nel consiglio di amministrazione, potendo nominare 3 componenti, mentre il Tesoro americano ne nominerà 4, anche se 3 saranno indipendenti; la Veba e l'esecutivo canadese ne avranno invece uno ciascuno. Il Lingotto avrà anche il diritto di acquisire un'ulteriore 15% del capitale, una quota divisa in 3 tranche da 5% ognuna "subordinate al raggiungimento di obiettivi predeterminati"; e con il 35% in mano, la Fiat potrà nominare un altro amministratore. Dal 2013, poi, Torino potrà conquistare il 51% della Chrysler, ma non potrà comunque superare il 49% finchè l'intero debito verso il Tesoro Usa non sarà stato rimborsato. Da parte sua, il Lingotto "fornirà il proprio contributo a Chrysler con tecnologie chiave e altre risorse". In particolare, la Fiat offrirà licenze per usare le sue piattaforme automobilistiche, "tecnologie chiave" come quelle dei motori, servizi di management e la distribuzione di veicoli Chrysler al di fuori dell'area Nafta. L'alleanza, infatti, permetterà alle due case di "trarre beneficio dalle rispettive reti commerciali e industriali e dai rispettivi fornitori globali". Un'intesa che appare molto vantaggiosa per il Lingotto, e Marchionne non ha nascosto l'entusiasmo nel celebrarla, pur riconoscendo che "il nostro lavoro è appena iniziato". Ringraziando ampiamente le autorità americane e canadesi, e tutti i sindacati (con la promessa che "nei prossimi mesi passerò molto tempo a incontrare i lavoratori della Chrysler e visitare i suoi stabilimenti), il numero uno del Lingotto ha sottolineato che l'operazione "rappresenta una soluzione costruttiva e importante ai problemi che da alcuni anni affliggono non soltanto Chrysler ma l'intera industria automobilistica mondiale. Siamo certi - ha concluso il top manager grande artefice del 'matrimonio' italo-americano - che da questa alleanza uscirà una Fiat più forte e più internazionale, con maggiore capacità di competere sui mercati di tutto il mondo".

Glv

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