Venerdì 24 Aprile 2009

Giovani italiani bevono troppo, allarme 'sbornie' nei week-end

Roma, 24 apr. (Apcom) - Allarme alcol tra i giovani italiani: bevono troppo e di tutto, senza pensare agli effetti collaterali per la salute nè ai rischi per l'incolumità propria e degli altri. Sono infatti le serate del fine settimana quelle tradizionalmente votate allo sballo facile da alcol, con bevute fino a tarda notte, happy-hours e brindisi, facendo la spola tra un locale e l'altro, troppe volte sbronzi, rischiando così di provocare o rimanere coinvolti in incidenti stradali anche gravi. In realtà il fenomeno è più ampio, e sono quasi 10 milioni gli italiani che hanno un rapporto 'rischioso' con l'alcol, vicino all'abuso. Non basta dire che in Italia si beve alcol meno che negli altri paesi europei: il consumo è stabile, certo cambiano modelli, abitudini e bevande assunte, ma a preoccupare è la leggerezza con la quale i più giovani si avvicinano al bere. Nel giorno dell'Alcohol Prevention Day 2009 l'Istat e l'Istituto superiore di Sanità hanno presentato due ricerche sull'uso e (soprattutto) l'abuso di alcol in Italia, fenomeni sempre più monitorati anche a livello europeo per elaborare specifiche strategie di contrasto. Per l'Organizzazione mondiale della sanità un consumo giornaliero 'non moderato' di alcol corrisponde ad un eccesso di 2/3 unità alcoliche al giorno per l'uomo (l'unità alcolica corrisponde alla quantità di alcol contenuta in un bicchiere piccolo - 125 ml - di vino di media gradazione, o in una lattina di birra - 330 ml - di media gradazione o in un bicchierino di superalcolico - 40 ml), 1/2 unità alcoliche per la donna, una unità per gli anziani di 65 anni e più, qualsiasi quantità giornaliera per i minori di 11-17 anni. Per valutare in generale il grado di rischio connesso all'assunzione di bevande alcoliche, oltre a prendere in considerazione il consumo giornaliero non moderato di vino, birra o altri alcolici, si deve tener conto anche degli episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni (il cosiddetto 'binge drinking', letteralmente "bevuta esagerata", molto in voga nel nord Europa, ma in larga diffusione anche tra i giovani italiani), che comportano comunque un assunzione di quantità eccessive di alcol. Secondo l'Istat, considerando che le linee guida per una sana alimentazione sconsigliano l'assunzione di alcolici fuori pasto, se nell'indicatore di rischio si comprende anche l'assunzione di alcolici fuori pasto una o più volte la settimana (sebbene sarebbe più opportuno considerare le quantità di alcol consumate), in Italia il numero di persone con almeno un comportamento a rischio sarebbe di 9,8 milioni (il 18,6% della popolazione di 11 anni e più): di questi circa 660 mila minori (6,6%), 900 mila in età 18-24 anni (9,1%) e 3,1 milioni anziani (31,4%). Nel 2008 le persone di 11 anni e più con almeno un comportamento a rischio ('consumo giornaliero non moderato', associato al 'binge drinking') sono 8,4 milioni, di cui 6,5 milioni maschi (25,5%) e 1,9 milione femmine (7%). Il consumo giornaliero non moderato riguarda il 15,4% degli uomini ed il 3,8% delle donne. Il 'binge drinking' riguarda il 12,1% dei maschi e il 2,8% delle donne. Le fasce di popolazione in cui i comportamenti a rischio sono più diffusi sono gli anziani di 65 anni e più, i giovani di 18-24 anni, i minori di 11-17 anni. In particolare sono i giovani tra i 18 ed i 24 anni i più soggetti al 'binge drinking'. Quanto ai 'giovanissimi' minori di 15 anni, l'Oms raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino a quell'età: per questo per i ragazzi tra 11 e 15 anni viene considerato come comportamento a rischio il consumo di una sola bevanda alcolica durante l'anno (ma anche tra i ragazzi di 16-17 anni il quadro della diffusione di comportamenti di consumo a rischio è "piuttosto critico"). Dal punto di vista territoriale, in Italia i comportamenti a rischio risultano maggiormente diffusi nella popolazione residente nel Nord Italia e, in particolare, risulta sopra la media la quota di popolazione a rischio residente nel nord-est e nel nord-ovest. Sono i giovani il settore più a rischio: 9 ragazzi su 10 bevono in discoteca o nei pub durante il week-end e troppi alla ricerca di uno sballo a basso costo. Un`esperienza che coinvolge sia ragazzi che ragazze, con un allarmante picco per i minorenni: il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze che bevono sino ad ubriacarsi ha meno di 18 anni. Secondo la ricerca 'Il Pilota' dell'Osservatorio Nazionale Alcol del Cnesps dell'Istituto superiore di sanità, i ragazzi bevono in media 4 bicchieri di alcol, 3 le ragazze. Gli under 18 fanno registrare addirittura un record in questa cattiva abitudine: 4 bicchieri e mezzo i maschi, inaspettatamente 6 le femmine. Aumentano di pari passo i 'policonsumatori', chi cioè in una sola serata beve di tutto: birra, whisky, gin e tequila, insomma bevande ad alta gradazione. Senza disdegnare il vino, che torna di moda nello sballo del sabato sera, scelto soprattutto dalle giovanissime under-18. Cambiano i modelli, sempre più vicini a quelli del nord Europa, e tra i giovani la più elevata frequenza di consumi (67%) oggi si registra per gli aperitivi alcolici ed i 'breezer' (cocktail alcolico del tipo Ready to drink), con una media di bicchieri consumati massima tra gli ultra 25enni (2 bicchieri) e le ragazze minorenni (uno e mezzo circa). Tutta colpa, per l'Iss, dell`accresciuta disponibilità e accessibilità delle bevande alcoliche da parte dei giovani, complici l`abbassamento dei prezzi nelle occasioni di happy-hours, la pubblicità e le strategie di marketing. Attenzione, infine, alla cattiva educazione in famiglia: l'abitudine al consumo non moderato di bevande alcoliche da parte dei genitori influenza decisamente il comportamento dei figli. Sav

MAZ

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