Sabato 11 Aprile 2009

Il giorno del lutto,l'Italia si è fermata per vittime terremoto

Roma, 11 apr. (Apcom) - Tutta l'Italia si è fermata ieri per l'ultimo saluto alle vittime del sisma in Abruzzo. Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali nel piazzale della caserma della guardia di finanza, a Coppito, mentre in tutta la penisola negozi, bar, ristoranti, uffici e persino gli autogrill abbassavano la saracinesca in segno di lutto e osservavano un momento di silenzio. Fermi per qualche minuto anche gli aeroporti. Erano 205 bare, disposte lungo cinquanta file, coperte di fiori. Cinque erano quelle bianche, contenevano il corpo dei bambini che hanno perso la vita nella tragedia, appoggiate sopra quelle delle rispettive mamme. Il più piccolo era un bimbo romeno di quattro mesi, Antonio Iovan Ghiroceanu. Poco più grandi Francesco Giugno, sei mesi, Ludovica Centi, sei mesi e Andrea Esposito, quasi due anni. Sulle piccole bare macchinine e bambole. "Si avverte già nell'aria che sotto le macerie c'è la voglia di ripartire, di ricostruire, di tornare a sognare", è stato il messaggio di speranza lanciato dal cardinale Tarcisio Bertone. Al rito religioso ha voluto essere presente anche il presidente dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia, l'imam Dachan Mohammed Nour. "Siamo stretti in un solo abbraccio solidale - ha detto - uniti come religiosi e cittadini che hanno in comune valori speranze e ideali". In prima fila le istituzioni con le massime cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quello del Senato Consiglio, Renato Schifani, quello della Camera, Gianfranco Fini, e quello del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Berlusconi però non si è fermato con le altre cariche, ha scelto di stare tra i parenti delle vittime a stringere mani, dispensare carezze, distribuire abbracci. Era una maschera di dolore e sconforto, più volte ha congiunto le mani in preghiera, tre volte ha cambiato posto sfuggendo anche alla vista dei cronisti presenti nel piazzale e alla regia televisiva che per diversi minuti non lo ha inquadrato. Il numero delle vittime continua intanto a salire. Ieri è arrivato a 290, con la scoperta di altri tre cadaveri sotto le macerie, l'ultimo in serata in un edificio crollato in via XX settembre a L'Aquila. Venti delle vittime avevano meno di 16 anni. Tra i venti e i trenta i dispersi, 1.500 i feriti. Sono quasi 40mila le persone assistite finora dalla Protezione civile: oltre 24mila quelle che hanno trovato rifugio nelle tendopoli e più di 15mila quelle che sono ospiti nelle 139 strutture alberghiere disponibili della costa abruzzese e nelle 1.680 case private offerte da cittadini. Il Governo ha mandato in campo anche 100 psicologi per offrire supporto agli sfollati. Ed è partito anche il censimento di tutti gli sfollati, per regolare con maggiore sicurezza le presenze nelle tendopoli. Settecento i militari a tutela delle case rimaste incustodite, per evitare episodi di sciacallaggio. Proseguono le attività di verifica degli immobili pericolanti: sono stati effettuati 200 sopralluoghi da 80 squadre. L'attenzione ora è puntata verso il rientro nella normalità: la ricostruzione, ha promesso Berlusconi, sarà "rapida" e non si ripeteranno gli "esempi negativi" del passato, le lungaggini del Belice e dell'Irpinia. "Nessuno sarà lasciato solo", ha sottolineato, annunciando l'intenzione di mettere a disposizione degli sfollati anche le proprie case, come hanno fatto già dei oltre 1.600 privati cittadini. Il Governo, ha aggiunto, sosterrà economicamente quei "privati che ritengono di poter effettuare a loro cura e a loro spese la ricostruzione delle abitazioni o il restauro". Gli interventi pubblici invece saranno "parcellizzati", cioè distribuiti tra le province, in modo che ciascuna ne abbia in carico un numero limitato, più facilmente verificabile nei risultati.

Dpn/LUc

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