Giovedì 23 Aprile 2009

La Consulta riscrive le norme su intercettazioni da distruggere

Roma, 23 apr. (Apcom) - La Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittima la norma relativa alla distruzione di atti raccolti attraverso intercettazioni giudicate 'illegali'. In particolare, i giudici della Consulta ritengono che l'attuale articolo 240 del codice di procedura penale debba prevedere le stesse garanzie del contraddittorio previste per gli incidenti probatori (presenza di rappresentanti di accusa e difesa, diritto a partecipare per i rappresentanti delle persone offese dal reato). E che il divieto di riferire i contenuti delle intercettazioni distrutte debba essere inteso anche come divieto di rendere note modalità e circostanze con cui gli atti e i documenti sono stati raccolti e acquisiti. La Corte ha accolto in parte la questione di legittimità costituzionale che era stata sollevata dal gip di Milano Giuseppe Gennari nell'ambito del procedimento che vede imputati, tra gli altri, l'ex capo della Security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli. Per la Consulta sono illegittimi i commi 4 e 5 dell'articolo 240 del codice di procedura penale, nei quali si disciplina la procedura di distruzione di documenti, supporti e atti 'illegalmente formati o acquisiti': perchè, spiegano i giudici, "non prevedono, per la disciplina del contraddittorio, l'applicazione dell'articolo 401, commi 1 e 2 dello stesso codice, che regolano il contraddittorio nell'incidente probatorio". Illegittimo è anche il comma 6 dell'articolo 240 del cpp, sentenzia ancora la Corte, perchè non prevede che "il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale previsto dalla stesso norma, non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti".

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